Pensione sociale: dal 2019 aumenta l’età anagrafica minima per l’accesso

Pensione sociale: dal 2019 aumenta l’età anagrafica minima per l’accessoCon l’arrivo del 2019 si avvicina anche l’innalzamento dell’età anagrafica minima per l’accesso alla pensione sociale, la quale passa da 66 anni e 7 mesi a 67 anni, con un innalzamento di 5 mesi rispetto all’anno precedente. In considerazione dei dubbi che potrebbero sorgere – soprattutto per i soggetti che raggiungono il requisito a cavallo tra il 2018 e il 2019 – l’INPS chiarisce chi può e chi non può accedere alla misura.

L’aumento dell’età anagrafica minima e i requisiti di accesso

L’assegno di pensione sociale, disciplinato dall’articolo 3, commi 6 e 7 della L. n. 335 del 1995, ha l’obiettivo di sostenere economicamente soggetti in condizioni economiche disagiate, indipendentemente dal fatto che essi siano riusciti a maturare durante la propria vita lavorativa i contributi minimi per la pensione.

L’assegno di pensione sociale viene fornito solamente a partire da una certa età anagrafica, la quale sta cambiando costantemente di anno in anno, sempre al rialzo; in merito, è opportuno segnalare che è stato ulteriormente aumentato il requisito anagrafico per accedere a tale assegno di pensione sociale.

Prima però di addentrarci nel dettaglio di quanto ulteriormente previsto da parte del Messaggio n. 4570 del 6 dicembre 2018 dell’INPS, è bene riepilogare chi può accedere all’assegno di pensione sociale, e a quali condizioni.

Possono accedere alla pensione sociale i cittadini italiani, i cittadini comunitari e quelli extracomunitari in possesso di carta di soggiorno, purché siano residenti in Italia; questi ultimi devono però aver dimostrato di aver risieduto in Italia in via continuativa per almeno 10 anni.

In relazione all’età minima per l’accesso è invece necessario analizzare più dettagliatamente le novità introdotte con la Legge Fornero, la quale – tra le altre cose – ha previsto un graduale innalzamento dell’età anagrafica per l’accesso a tale strumento. Infatti a partire dal 2012, anno in cui l’accesso era fissato a 65 anni, si è man mano spostato sempre più in là nel tempo l’accesso, fino ad arrivare all’anno 2019, quando l’accesso alla pensione sociale sarà consentito solo al compimento del 67esimo anno di età.  

Con il Messaggio n. 4570/2018 l’INPS segnala così questo ulteriore innalzamento a partire dal prossimo 1° gennaio per l’accesso alla pensione sociale.

Entrando nel merito dell’ammontare dell’assegno sociale, bisogna ricordare che la liquidazione integrale dell’assegno dipende dal reddito dell’interessato e da quello del coniuge, in quanto esso viene liquidato per intero solamente se non si percepiscono redditi di alcun altro tipo, tra i quali rientrano i redditi di qualsiasi natura, compresi quelli esenti da imposte, quelli soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta o imposta sostitutiva, così come gli assegni alimentari corrisposti; rientrano inoltre tra tali redditi, anche le pensioni di guerra.

Non rientrano invece nel computo del reddito i trattamenti di fine rapporto e le sue eventuali anticipazioni, le competenze arretrate soggette a tassazione separata, il valore stesso dell’assegno sociale, così come il reddito della casa di abitazione.

L’età anagrafica

Andando al punto che più interessa tale contributo, e cioè l’ulteriore innalzamento anagrafico per l’accesso alla pensione sociale, è necessario esaminare quanto previsto dal Messaggio INPS n. 4570 del 6 dicembre 2018, il quale segnala la normativa che ha introdotto tale graduale innalzamento; essa risiede nell’articolo 12, comma 12-bis, del D.L. n. 78/2010, convertito con modificazioni dalla L. n. 122/2010, la quale stabilisce che a decorrere dal 1° gennaio 2013, il requisito anagrafico di 65 anni previsto in materia di assegno sociale debba essere aggiornato con cadenza triennale nella misura che viene stabilita dal Decreto Direttoriale del Ministero dell’Economia e delle Finanze di concerto con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, il quale va…

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