Dimissioni: quando interviene la giusta causa e come presentare la domanda

Dimissioni: quando interviene la giusta causa e come presentare la domandaLe dimissioni sono l’atto attraverso il quale il lavoratore decide di interrompere il rapporto di lavoro con la parte datoriale. Tale strumento è valevole anche nel caso in cui sussista una causa – non imputabile al lavoratore – che renda impossibile la prosecuzione del rapporto di lavoro medesimo. Con tale contributo si analizza così la casistica delle dimissioni rassegnate per giusta causa, cercando di evidenziarne le particolarità.

L’interruzione del rapporto da parte del lavoratore

L’interruzione del rapporto di lavoro da parte del dipendente viene denominata “dimissioni”; mentre nel caso di cessazione del rapporto di lavoro da parte del datore si fa riferimento sostanzialmente alla giusta causa, al giustificato motivo soggettivo ovvero al giustificato motivo oggettivo, quando si parla di dimissioni, si tende a inglobarne tutte le varie casistiche nella definizione di “dimissioni volontarie”. Ma oltre alle dimissioni cd. “volontarie”, esiste un’altra casistica, particolare e per questo “diversa”, che è quella delle dimissioni per giusta causa.

La dicitura “giusta causa”, quando è utilizzata per indicare la cessazione del rapporto dalla parte datoriale, fa riferimento alla possibilità di recedere dal contratto di lavoro a tempo indeterminato senza necessità di preavviso qualora si verifichi una “causa che non consenta la prosecuzione, anche provvisoria, del rapporto medesimo” (art. 2119 C.c.), e ciò si configura in un grave inadempimento da parte del lavoratore degli obblighi derivanti dal contratto di lavoro, tale che il lavoratore non possa essere diversamente sanzionato senza ledere la tutela del datore di lavoro. La giusta causa infatti comporta l’assenza del periodo di preavviso del licenziamento, oltre che della relativa indennità.

Senza poter entrare in tale sede nel merito delle varie fattispecie di cessazione del rapporto di lavoro, si segnala che con riferimento alle dimissioni, esse si configurano così in:

  • dimissioni volontarie;
  • dimissioni per giusta causa.

Le dimissioni: differenze tra volontarie e per giusta causa

Mentre nelle dimissioni volontarie il soggetto decide in piena autonomia di non proseguire il rapporto di lavoro, con le dimissioni per giusta causa, esiste una causa “che non consenta la prosecuzione, anche provvisoria, del rapporto medesimo” da parte del lavoratore, come stabilisce espressamente l’art. 2119 C.c.

Quanto detto vale sia per il rapporto di lavoro:

  • a tempo determinato, per il quale è possibile recedere prima della scadenza del termine;
  • a tempo indeterminato, senza necessità di preavviso. In tal caso al prestatore di lavoro che recede per giusta causa compete l’indennità indicata al comma 2 dell’art. 2118 C.c., ossia “equivalente all’importo della retribuzione che sarebbe spettata per il periodo di preavviso”.

Anche in tale circostanza – come nel caso del licenziamento per giusta causa rispetto a quello per giustificato motivo – cambia la disciplina del preavviso, in quanto mentre per le dimissioni volontarie è necessario rispettare un periodo di preavviso nei confronti del datore di lavoro (disciplinato dal CCNL applicato al contratto individuale), il caso delle dimissioni rassegnate per giusta causa esonera dall’obbligo di preavviso (nel caso del rapporto a tempo indeterminato), con la conseguenza che esse hanno effetto immediatamente.

L’altra differenza sostanziale tra le due tipologie di interruzione in esame sta nel fatto che in caso di dimissioni volontarie il soggetto non ha diritto alla percezione del sussidio di disoccupazione cd. “NASpI, in quanto tale strumento ha “la funzione di fornire una tutela di sostegno al reddito ai lavoratori con rapporto di lavoro subordinato che abbiano perduto involontariamente la propria occupazione”; esso spetta invece quando le dimissioni sono rassegnate per giusta causa, in quanto si ritiene quest’ultima come una perdita involontaria…

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