Legge di Bilancio 2019: il nuovo forfait è a "maglie larghe"

Legge di Bilancio 2019: il nuovo forfait è a "maglie larghe"La bozza della legge di bilancio 2019 prevede alcune rilevanti novità per i contribuenti che si avvalgono o intendono avvalersi del regime forfetario introdotto dalla legge n. 190/2014. La principale novità riguarda l’incremento del limite di ricavi e di compensi per l’accesso al regime, ma in realtà le novità sono ben più incisive.

Il nuovo limite di 65.000 euro

Fino al 31 dicembre 2018, il limite di ricavi è diversificato a seconda della tipologia di attività di impresa. In alcuni casi si può arrivare anche a 50.000 euro. Questa soglia interessa l’attività dei servizi di alloggio e di ristorazione. Invece per i professionisti il limite è unico ed è pari a 30.000 euro.

La bozza della legge di Bilancio 2019 prevede, invece, un solo limite di 65.000 euro di ricavi o compensi indipendentemente dalla tipologia di attività esercitata. Invece continuano a permanere le diversità dei coefficienti di redditività come stabiliti prima dell’intervento normativo in rassegna. I professionisti continueranno ad applicare, ad esempio, il coefficiente di redditività del 78%.

I titolari di reddito di lavoro dipendente e assimilati

Secondo la formulazione normativa attualmente in vigore non è possibile applicare il regime forfetario qualora il contribuente sia titolare di redditi di lavoro dipendente o assimilati di importo superiore a 30.000 euro. Nell’ipotesi in cui tale soglia venga superata nel corso dell’anno, la fuori uscita dal regime si verificherà a partire dall’anno successivo.

Questa condizione è particolarmente penalizzante per i pensionati. Ai fini fiscali le pensioni sono considerate ad ogni effetto redditi di lavoro dipendente. Conseguentemente, se il titolare di trattamento pensionistico ha un reddito pari, ad esempio, a 32.000 euro, non può oggi accedere al regime forfetario.

La bozza della legge di bilancio rimuove completamente questa causa ostativa. L’ammontare dei predetti redditi sarà completamente ininfluente al fine di applicare il nuovo forfait. Il legislatore si è però preoccupato di evitare che un precedente rapporto di lavoro dipendente, possa essere trasformato in “rapporto autonomo” al solo fine di beneficiare del nuovo regime di tassazione agevolata.

In particolare, si prevede che non possono accedere al nuovo forfait “i soggetti che hanno percepito redditi di lavoro dipendente o redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, di cui rispettivamente agli articoli 49 e 50 del testo unico delle imposte sui redditi, … e che esercitano attività d’impresa, arti o professioni prevalentemente nei confronti anche di uno dei datori di lavoro dei due anni precedenti o, in ogni caso, nei confronti di soggetti agli stessi direttamente o indirettamente riconducibili”.

Ad esempio si consideri il caso di un contribuente che al termine dell’anno 2018 ha interrotto il rapporto di lavoro e che ha un fatturato che per i due terzi si compone di prestazioni effettuate nei confronti del “vecchio” datore di lavoro. In tale ipotesi non è possibile applicare il regime forfetario.

La disposizione intende impedire la “trasformazione” del rapporto di lavoro. Pertanto la causa ostativa non dovrebbe trovare applicazione in costanza di rapporto di lavoro anche se la maggior parte delle prestazioni (e del relativo volume d’affari) sono effettuate nei confronti dell’attuale datore di lavoro.

Il possesso di quote di partecipazioni in società

Questa causa ostativa, che quindi impedisce l’accesso al regime forfetario, è stata potenziata rispetto alla disposizione attualmente in vigore. Non possono applicare il nuovo regime forfetario i contribuenti che partecipano contemporaneamente all’esercizio dell’attività, a società di persone, ad associazioni o imprese familiari di cui all’art. 5 del TUIR.

Si prevede, ancora, però, che il “divieto” di accesso riguarda anche i contribuenti che sono titolari di quote di partecipazione in società a…

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