Il diritto di precedenza nel contratto a tempo determinato alla luce del Decreto Dignità

Il diritto di precedenza alla luce del Decreto DignitàAlla luce dell’entrata in vigore del c.d. “Decreto Dignità (D.L. 12 luglio 2019, n. 87, convertito nella L. 9 agosto 2018, n. 96), il Legislatore è intervenuto in maniera importante in merito all’istituto del contratto a termine, disciplinato dagli artt. 19 e ss. del D.Lgs. 15 giugno 2015, n. 81. Le nuove disposizioni legislative, entrate in vigore in via definitiva dal 1° novembre 2018, hanno interessato in particolare: la durata massima del contratto, che è stata ridotta da 36 a 24 mesi; la reintroduzione della causale per i contratti che superano i 12 mesi; la riduzione delle proroghe da 5 a 4; l’incremento del contributo addizionale dello 0,5% per ogni rinnovo e l’estensione dei termini per impugnare il contratto da 120gg a 180gg. In questo contesto, naturalmente, rimane immutato il principio del c.d. “diritto di precedenza”, che è un aspetto fondamentale che il datore di lavoro deve tenere in considerazione in caso di assunzione di un lavoratore con contratto a tempo determinato. L’occasione è dunque propizia per fare un attento riepilogo della disciplina.

Diritto di precedenza

L’art. 24 del D.Lgs. 15 giugno 2015, n. 81 disciplina il principio del “diritto di precedenza”. Si tratta, in particolare, di alcune ipotesi in cui il lavoratore a termine deve essere preferito – rispetto ad altri lavoratori – nelle assunzioni a tempo indeterminato presso la stessa azienda.

All’atto dell’instaurazione di un rapporto di lavoro con contratto a tempo indeterminato, il datore di lavoro deve prestare la massima attenzione, salvo diversa disposizione dei contratti collettivi, al c.d. “diritto di precedenza”.

Si tratta, in primo luogo, dell’ipotesi del lavoratore che, nell’esecuzione di uno o più contratti a termine presso la stessa azienda, abbia prestato attività lavorativa per un periodo superiore a sei mesi. Quindi, se per esempio un lavoratore viene inizialmente assunto per 4 mesi e successivamente (rispettando il periodo “cuscinetto” di 10 giorni) per altri 3 mesi, matura il predetto diritto.

I lavoratori che maturano tale requisito hanno appunto un diritto di precedenza nelle assunzioni a tempo indeterminato che vengono effettuate dal datore di lavoro entro i successivi 12 mesi. Tale diritto, però, non può essere fatto valere per qualsiasi profilo professionale ma esclusivamente per le mansioni già espletate in esecuzione dei rapporti a termine. Ciò significa, ad esempio, che se un’azienda di trasporti ha alle sue dipendenze un autista a termine con durata pari a 8 mesi, e intende inserire in amministrazione con contratto a tempo indeterminato un profilo con mansioni da impiegato, l’autista non può certamente far valere il suo diritto di precedenza poiché la mansione da lui svolta è differente da quella che il datore di lavoro intende assumere.

Lavoratrici in congedo e attività stagionali

La norma precisa che per le lavoratrici il congedo di maternità di cui al Capo III del D.Lgs. n. 151/2001, intervenuto nell’esecuzione di un contratto a termine presso la stessa azienda, concorre a determinare il periodo di attività lavorativa utile a conseguire il diritto di precedenza. Alle medesime lavoratrici è poi riconosciuto il diritto di precedenza anche nelle assunzioni a tempo determinato effettuate dal datore di lavoro entro i successivi 12 mesi, sempre con riferimento alle mansioni già espletate in esecuzione dei precedenti rapporti a termine.

Pertanto, ai fini dell’integrazione del limite minimo di sei mesi di durata del rapporto a termine si computano anche i periodi di astensione obbligatoria per le lavoratrici in congedo di maternità. Ad esempio, se una lavoratrice in gravidanza con un contratto a termine di 4 mesi usufruisce del congedo obbligatorio, quest’ultimo periodo è utile per raggiunge i 6 mesi che danno diritto all’esercizio del diritto di precedenza

Per quanto riguarda invece il lavoratore assunto a termine per lo svolgimento di…

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