Accertamento anticipato: è legittimo in caso di procedura fallimentare?

Nell’ambito del procedimento di accertamento, l’ufficio deve procedere all’emanazione dell’atto impositivo solo dopo avere acquisito le eventuali osservazioni del contribuente in ordine al contenuto del processo verbale di constatazione redatto a conclusione della verifica fiscale e – a tale scopo – tale provvedimento non può essere notificato prima del decorso di 60 gg. dal rilascio del suddetto p.v.c.

accertamento anticipatoLa Corte di Cassazione – con l’ordinanza del 19-06-2018, n. 16110 – ha nuovamente affrontato la ben nota questione interpretativa connessa alla legittimità dell’adozione, in casi di motivata urgenza, di un atto di accertamento prima del decorso del c.d. spatium deliberandi, pari a 60 giorni, riconosciuto al contribuente nel momento del rilascio del processo verbale di constatazione, come testualmente previsto dal comma 7 dell’art. 12 della Legge n. 212/2000, c.d. Statuto dei Diritti del Contribuente.

La questione in argomento, più volte affrontata sul piano giurisprudenziale e dottrinale, assume particolare rilevanza atteso il complessivo contesto normativo nel quale la stessa norma si inserisce; quadro normativo sempre più connotato dai principi di contraddittorio endoprocedimentale e di collaborazione fra Amministrazione finanziaria e contribuente sottoposto a verifica fiscale.

In estrema sintesi, la richiamata norma dello Statuto del Contribuente prevede che, nell’ambito del procedimento di accertamento, l’ufficio deve procedere all’emanazione dell’atto impositivo solo dopo avere acquisito le eventuali osservazioni del contribuente in ordine al contenuto del processo verbale di constatazione redatto a conclusione della verifica fiscale e – a tale scopo – tale provvedimento non può essere notificato prima del decorso di 60 gg. dal rilascio del suddetto p.v.c. (Sezioni Unite della Corte di Cassazione sentenza 29 luglio 2013, n. 18184).

Ciò premesso, la recente ordinanza n. 16110 è di particolare interesse, sia con riferimento all’individuazione di uno degli specifici casi concreti che possono assurgere a “motivo di urgenza” che legittima l’ufficio alla deroga ai termini di 60 gg. sopra enunciati, sia con riguardo al connesso contenuto motivazionale dell’atto impositivo.

In altre parole, dall’analisi della menzionata statuizione emerge come, in materia di garanzie del contribuente sottoposto a verifiche fiscali, l’intervenuta dichiarazione di fallimento di quest’ultimo giustifica l’emissione dell’avviso di accertamento senza l’osservanza del termine dilatorio di cui alla L. n. 212 del 2000, art. 12, comma 7, discendendo l’urgenza dalla necessità dell’Erario di procurarsi tempestivamente il titolo utile per insinuarsi al passivo fallimentare.

Ex pluribus, l’ordinanza ribadisce che la sussistenza del concreto motivo di urgenza che legittima l’adozione anticipata dell’avviso di accertamento non deve necessariamente essere esplicitata nel medesimo atto, non essendovi alcuna norma specifica che lo preveda. In tal senso, la Suprema Corte ha ripreso un oramai consolidato orientamento secondo il quale non sussiste alcun obbligo per l’Amministrazione Finanziaria di delineare e motivare nell’atto di accertamento ante tempus le ragioni dell’urgenza legittimanti il mancato rispetto dei termini di cui al comma 7 dell’art. 12 dello Statuto.

A tal riguardo, si rinvia al contenuto della sentenza n. 2587 del 2014 ove si legge che “Il vizio invalidante non consiste nella mera omessa enunciazione nell’atto dei motivi di urgenza che ne hanno determinato l’emissione anticipata, bensì nell’effettiva assenza di detto requisito (esonerativo dall’osservanza del termine), la cui ricorrenza, nella concreta fattispecie e all’epoca di tale emissione, deve essere provata dall’Ufficio. Secondo l’orientamento espresso dalle Sezioni Unite a fronte di un avviso di accertamento emesso prima della scadenza del termine de quo e privo dell’enunciazione dei motivi di urgenza che lo legittimano, il contribuente potrà, ove lo ritenga, anche limitarsi ad impugnarlo per il solo vizio della violazione del termine: spetterà, quindi, all’Ufficio l’onere di provare la sussistenza (all’epoca) del requisito esonerativo dal rispetto del termine e, dunque, in definitiva, al giudice, a seguito del dibattito processuale (e senza, perciò, che il contribuente subisca alcuna menomazione del diritto di difesa),…

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