I versamenti effettuati dai soci alla società giocano ai fini del sintetico

di Gianfranco Antico

Pubblicato il 6 ottobre 2018



Nelle società a ristretto numero di soci capita sovente che, al fine di soddisfare esigenze congiunturali di "cash", i soci finanzino la società apportando denaro liquido, o una società finanzi delle proprie consociate, in stato di grave liquidità. Questo tipo di comportamenti è sempre stato guardato con sospetto dai verificatori dell'amministrazione finanziaria, per le implicazioni fiscali che ne derivano

versamentiCon l’ordinanza n. 19613 del 24 luglio 2018, la Corte di Cassazione ha confermato l’accertamento sintetico, operato ai sensi dell’art. 38, commi 4 e 5, del D.P.R. n. 600/1973, basato sugli versamenti effettuati in qualità di socio nei confronti di una s.n.c..

Per i massimi giudici, si intende per “spesa per incrementi patrimoniali” ogni “esborso effettuato a tale scopo, sicché degli incrementi patrimoniali fanno parte anche i finanziamenti soci e tutte le altre forme di capitalizzazione, da considerare”

Breve nota

Nel corso dell'attività gestionale di una società commerciale, soprattutto nelle società a ristretto numero di soci, capita sovente che, al fine di soddisfare esigenze congiunturali di "cash", i soci finanzino la propria società apportando denaro liquido, o una società finanzi delle proprie consociate, in stato di grave liquidità.

Questo tipo di comportamenti è sempre stato guardato "con sospetto" dai verificatori dell'amministrazione finanziaria, per le implicazioni fiscali che ne derivano.

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