Responsabilità fiscale del legale rappresentante di una associazione non riconosciuta

legale rappresentante associazione non riconosciutaPremessa

In presenza di debiti tributari scaturenti da accertamenti nei confronti di associazioni non riconosciute occorre tener conto anche dei profili di responsabilità del legale rappresentante che abbia agito per gli enti medesimi. Nella gestione delle associazioni non riconosciute seppur esista una separazione tra il patrimonio degli associati e quello dell’associazione, si riconosce ex art. 38 c.c. una responsabilità solidale e illimitata in capo a chi agisce in nome e per conto dell’associazione.

L’associazione non riconosciuta ha piena capacità di intrattenere rapporti giuridici con soggetti terzi e, per mezzo delle persone che la rappresentano, di assumere di fronte ad essi obbligazioni di cui sarà responsabile e in relazione alle quali i terzi potranno far valere i loro diritti sul fondo comune (art. 38 c.c.). I rappresentanti operano sulla base di un rapporto di immedesimazione organica che li lega all’associazione, in modo tale che ogni atto da loro compiuto, in nome e per conto dell’associazione, viene ad essa immediatamente imputato.

L’Agenzia delle Entrate, a tal fine, notifica all’amministratore in carica all’epoca delle presunte violazioni, lo stesso avviso di accertamento emesso e notificato a carico dell’ente associativo. L’Agenzia delle Entrate, richiede al Presidente della Commissione Tributaria Provinciale la concessione di misure cautelari, ai sensi dell’art.22, D.Lgs. 18 dicembre 1997, n.472, a carico del rappresentante legale in carica all’epoca delle contestate violazioni. [1]

Concreta ingerenza nell’attività dell’ente

Non è la carica in sé il presupposto della responsabilità solidale ma è il compimento di atti di gestione in favore e per conto della associazione medesima.[2]

La responsabilità personale e solidale di colui che agisce in nome e per conto dell’associazione non riconosciuta ai sensi dell’art. 38 cod. civ.[3], non è collegata alla mera titolarità della rappresentanza formale dell’associazione ma si fonda sull’attività negoziale concretamente svolta e sulle obbligazioni assunte verso i terzi che hanno confidato sulla solvibilità e sul patrimonio di chi ha concretamente agito (Corte di Cassazione ordinanza del 26 settembre 2018 n. 22861)[4]; tale responsabilità non concerne, neppure in parte, un debito proprio dell’associato, ma ha carattere accessorio, anche se non sussidiario, rispetto alla responsabilità primaria dell’associazione, con la conseguenza che l’obbligazione, avente natura solidale, di colui che ha agito per essa è inquadrabile fra quelle di garanzia “ex lege”, assimilabili alla fideiussione (cfr., ex plurimis, Cass. 25748/08, 29733/11)[5].

La ratio della previsione di una responsabilità personale e solidale, in aggiunta a quella del fondo comune, delle persone che hanno agito in nome e per conto dell’associazione, è volta a contemperare l’assenza di un sistema di pubblicità legale riguardante il patrimonio dell’ente, con le esigenze di tutela dei creditori (che abbiano fatto affidamento sulla solvibilità e sul patrimonio di dette persone), e trascende, pertanto, la posizione astrattamente assunta dal soggetto nell’ambito della compagine sociale, ricollegandosi piuttosto ad una concreta ingerenza dell’agente nell’attività dell’ente (Cass. 5746/07).

Ne consegue, dunque, che chi invoca in giudizio tale responsabilità ha l’onere di provare la concreta attività svolta in nome e nell’interesse dell’associazione, non essendo sufficiente la prova in ordine alla carica rivestita all’interno dell’ente (Cass. 26290/07, 25748/08).

Corretto adempimento degli obblighi tributari

La responsabilità personale e solidale di colui che agisce in nome e per conto dell’associazione non riconosciuta ai sensi dell’art. 38 c.c., si applica anche ai debiti di natura tributaria (C. Cass. sent. n. 19486 del 10.09.2009).

Non è corretto il convincimento che il rappresentante legale di un’associazione non riconosciuta possa andare esente, ai fini…

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