Dichiarazione congiunta impugnazione disgiunta

Dichiarazione congiunta impugnazione disgiuntaPREMESSA

Con l’ordinanza n. 22358 del 13 settembre 2018, la Corte di Cassazione ha confermato che in caso di dichiarazione congiunta, ciascun coniuge è legittimato ad opporsi alla pretesa tributaria.

Osserva la Corte che l’art.17, secondo comma, della legge 13.4.1977, n. 114 prevede che in ipotesi di dichiarazione congiunta dei coniugi, la notificazione della cartella dei pagamenti dell’Irpef iscritta nei ruoli sia eseguita nei confronti del marito (e per esso al curatore del suo fallimento nella specie), sicché alcuna violazione risulta sussistere. “In ogni caso la natura solidale passiva dell’obbligazione dei contribuenti che, come nella specie, abbiano deciso di presentare una dichiarazione dei redditi congiunta comporta la piena legittimazione di ciascuno di essi a proporre opposizione alla pretesa tributaria, del tutto a prescindere dagli esiti che il procedimento abbia avuto nei riguardi di ciascuno di essi, financo se per uno di essi la pretesa sia divenuta definitiva (Cass. Sez. 5, Ordinanza n. 462 del 11/01/2018); ciò determina che l’eventuale omessa notificazione degli atti prodromici agli avvisi di mora all’odierna ricorrente, anche ove esistente, non avrebbe pregiudicato in alcun modo il suo diritto a proporre opposizione ai soli avvisi di mora (Sez. 5, Sentenza n. 23553 del 18/11/2015; Sez. 5, Sentenza n. 19896 del 15/09/2006)”.

Breve nota

L’art.17, della Legge 13 aprile 1977, n. 114, ha concesso (comma 1) ai coniugi non legalmente ed effettivamente separati la facolta di presentare su unico modello la dichiarazione unica dei redditi di ciascuno di essi, disponendo altresì al comma 3 che in tale ipotesi la notifica della cartella dei pagamenti dell’imposta sul reddito iscritta nei ruoli e’ eseguita nei confronti dei marito, e, al comma 4, che “gli accertamenti in rettifica sono effettuati a nome di entrambi i coniugi e notificati a norma dei comma precedente”; infine, al comma 5, che “i coniugi sono responsabili in solido per il pagamento dell’imposta, soprattasse, pene pecuniarie ed interessi iscritti a ruolo a nome del marito”.

Pertanto, la volontaria e libera scelta di presentare la dichiarazione congiunta comporta i rischi relativi a tale disciplina, e, in particolare, come osservato dalla Cassazione nella sentenza n. 7612/2014, “quelli connessi sia alla previsione della notifica al solo marito degli “accertamenti in rettifica” sia alle conseguenze (sostanziali e processuali) proprie delle obbligazioni solidali; di conseguenza, per effetto della scelta in questione, l’insorgenza della responsabilita’ solidale della moglie “codichiarante” non richiede che sia notificato anche ad essa l’avviso di accertamento, essendo sufficiente la notifica effettuata al solo marito (Cass. 27005/2007); detta responsabilita’ solidale vale anche per gli accertamenti dipendenti da comportamenti non riconducibili alla sfera volitiva e cognitiva di entrambi, in quanto conseguenti ad atti di accertamento in rettifica condotti esclusivamente nei confronti di uno solo di essi” (Cass. 9209/2011) ed opera anche nel caso in cui i redditi accertati nei confronti del marito siano costituiti da proventi derivanti da reato, atteso che il su citato articolo 17, comma 1, pone chiaramente sullo stesso piano i coniugi che abbiano presentato dichiarazione congiunta, dichiarandoli entrambi responsabili in solido per il pagamento delle imposte (Cass. 5202/2003)”.

Né la Corte Costituzionale ha ravvisato dubbi di costituzionalità (fra le altre sentenza n.184/89), atteso che, per quanto riguarda l’ipotetica violazione degli artt. 3 e 24 Cost., deve essere sempre riconosciuta alla moglie, pur essendo le cartelle esattoriali e gli accertamenti in rettifica notificati solo al marito, la possibilità di impugnare autonomamente l’intimazione di pagamento e/o la successiva cartella, nel caso in cui venga per la prima volta, attraverso la notifica di tali atti, a legale conoscenza della pretesa…

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