Le tutele dello statuto del contribuente non si estendono ai terzi e la nuova disciplina in tema di riqualificazione non è retroattiva

Le garanzie previste dall’art. 12 L. 212/2000 sono assicurate esclusivamente al soggetto sottoposto ad accesso, ispezione o verifica, senza estendersi al terzo a carico del quale pure emergano dati, informazioni o elementi utili per l’emissione di un avviso. Nel regime anteriore alla L. 205/2017, la qualificazione di negozi collegati come cessione d’azienda postulava la valutazione complessiva dell’operazione economica secondo la sua causa reale, cosicché, a prescindere dall’eventuale intento elusivo delle parti, nel caso in cui fosse emersa una causa unitaria, il conferimento e la successiva cessione delle quote andavano qualificati come cessione d’azienda

Le garanzie previste dall’art. 12 L. 212/2000 – Statuto del contribuente – sono assicurate esclusivamente al soggetto sottoposto ad accesso, ispezione o verifica, senza estendersi al terzo a carico del quale pure emergano dati, informazioni o elementi utili per l’emissione di un avviso. Nel regime anteriore alla L. 205/2017, la qualificazione di negozi collegati come cessione d’azienda postulava la valutazione complessiva dell’operazione economica secondo la sua causa reale, cosicché, a prescindere dall’eventuale intento elusivo delle parti, nel caso in cui fosse emersa una causa unitaria, il conferimento e la successiva cessione delle quote andavano qualificati come cessione d’azienda. 

La Corte di Cassazione, con l’Ordinanza n. 12909 del 24/05/2018, ha chiarito un rilevante aspetto in tema di garanzie assicurate dallo Statuto del contribuente, affermando altresì utili considerazioni in tema di disciplina del registro in tema di cessioni di ramo di azienda.

Nel caso di specie, una società impugnava per cassazione la sentenza che aveva accolto l’appello erariale e confermato il titolo impositivo, relativo alla liquidazione dell’imposta complementare di registro in relazione ad un acquisto indiretto di ramo d’azienda.

La società, con un primo motivo di impugnazione, denunciava violazione dell’art. 12, comma 7, L. 212/2000, per non aver il giudice d’appello censurato l’emissione dell’avviso anteriore ai sessanta giorni dal rilascio del PVC alla società verificata, che, però, non era la stessa ricorrente (cessionaria del ramo di azienda), ma altra società (la cedente).

Il ricorso, secondo la Suprema Corte, era infondato.

Affermano infatti i giudici di legittimità che le garanzie previste dall’art. 12 L. 212/2000 si riferiscono ad «accessi, ispezioni e verifiche fiscali nei locali destinati all’esercizio di attività commerciali, industriali, agricole, artistiche o professionali» e sono quindi assicurate esclusivamente al soggetto sottoposto ad accesso, ispezione o verifica, senza estendersi al terzo a carico del quale pure emergano dati, informazioni o elementi utili per l’emissione di un avviso.

Quindi, la ricorrente (terza rispetto alla verifica) non poteva dolersi dell’emissione prematura dell’avviso, giacché l’accesso aveva per l’appunto riguardato un soggetto diverso, a cui soltanto si riferiva la garanzia correlata alla natura intrusiva dell’accertamento (peraltro, anche nei suoi confronti negata dall’Agenzia delle entrate, che descriveva un mero invito a comparire presso gli uffici accertatori).

Con un secondo motivo di ricorso, la stessa società denunciava poi anche violazione degli artt. 20 e 57 del d.P.R. 131/1986, per averla il giudice d’appello ritenuto obbligata all’imposta di registro per acquisto indiretto di ramo d’azienda.

Anche questo motivo, secondo la Cassazione, era tuttavia infondato.

Evidenzia la Suprema Corte che, nel regime anteriore alla L. 205/2017, legge inapplicabile ratione temporis al caso in esame per la sua natura innovativa e irretroattiva (cfr., Cass. 2007/2018, Cass. 4589/2018), la qualificazione di negozi collegati come cessione d’azienda postulava la valutazione complessiva dell’operazione economica secondo la sua causa reale (Cfr. Cass. 21767/2017), cosicché, a prescindere dall’eventuale intento elusivo delle parti, nel caso in cui l’interpretazione delle circostanze obiettive del caso concreto avesse fatto emergere la causa unitaria di una cessione aziendale, il conferimento societario di un’azienda e la successiva cessione dal conferente a terzi delle quote della società conferitaria andavano, appunto, comunque qualificati come cessione d’azienda (cfr., Cass. 6758/2017).

E nella specie, il giudice d’appello si era attenuto a tale principio di diritto, qualificando come cessione del ramo d’azienda un’operazione che, nell’arco di poche settimane appena (settembre-novembre 2008), aveva visto il conferimento del ramo d’azienda e la successiva cessione delle…

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