Presupposti ed effetti del procedimento con adesione non perfezionato

La Corte di Cassazione, con l’Ordinanza n. 9485 del 18/04/2018, ha espresso interessanti considerazioni in tema di procedimento con adesione.

Nel caso di specie, a seguito di una verifica, conclusa con processo verbale di constatazione di maggiori ricavi, l’Agenzia delle Entrate notificava alla società, esercente attività di ristorazione, un invito al contraddittorio ai sensi dell’art. 5 D.Lgs. n. 218 del 1997.

All’esito della procedura di adesione l’ente impositore e la società sottoscrivevano un accordo, con cui i maggiori ricavi originariamente stabiliti in euro 101.502, venivano ridotti ad euro 42.652, con rateizzazione del pagamento delle corrispondenti imposte.

Dopo il pagamento della prima rata la contribuente ometteva però i successivi versamenti e non depositava la garanzia fideiussoria.

Conseguentemente, l’Agenzia delle Entrate notificava un avviso di accertamento, recante comunque la minore pretesa impositiva, nella misura rideterminata a seguito dell’accertamento con adesione, mentre ai soci venivano notificati distinti avvisi di accertamento relativi al corrispondente reddito di partecipazione.

Contro gli avvisi di accertamento la società ed i soci proponevano distinti ricorsi alla Commissione Tributaria Provinciale, che li rigettava.

La società ed i soci proponevano allora appello alla Commissione Tributaria Regionale, che lo accoglieva, ritenendo che la procedura di accertamento con adesione non si era in realtà perfezionata, a causa della mancata prestazione della garanzia da parte della contribuente; e pertanto “riprendeva efficacia il precedente atto impositivo” che il giudice di merito riteneva però infondato.

Contro la sentenza di appello l’Agenzia delle Entrate proponeva infine ricorso per cassazione, eccependo innanzitutto la violazione degli artt. 7, 8 e 9 del D.Lgs. n. 218/97, laddove la CTR aveva ritenuto non perfezionato l’accordo di adesione.

Tale primo motivo, tuttavia, secondo la Suprema Corte, era infondato, avendo già stabilito la Cassazione il principio che, in tema di perfezionamento della procedura di accertamento con adesione del contribuente, ai sensi degli artt. 8 e 9 del D.Lgs. n. 218 del 1997, il pagamento della prima rata e la prestazione della garanzia non costituiscono, in effetti, una semplice modalità di esecuzione della procedura, ma un presupposto imprescindibile di efficacia della stessa.

Ne conseguiva quindi che (nell’allora vigente disposto normativo), essendo stata omessa la prestazione della garanzia, la procedura non poteva dirsi perfezionata e permaneva, nella sua integrità, l’originaria pretesa tributaria (cfr. Sez. 5, Sentenza n. 22510 del 02/10/2013).

Il chiaro tenore dell’art. 9 della legge n.218 del 1997, vigente ratione temporis (laddove l’art. 23, comma 18, del D.L. 6 luglio 2011 n. 98 ha eliminato la necessità di prestazione della garanzia ai fini del perfezionamento dell’accertamento con adesione) escludeva infatti che, in assenza del deposito della garanzia, si potesse considerare perfezionata l’adesione. E da ciò derivava pertanto che l’ente impositore, pur potendo far valere la maggiore pretesa impositiva originariamente contestata, non poteva attribuire all’atto di adesione, sottoscritto ma non seguito dagli adempimenti prescritti, il valore di riconoscimento del debito tributario “definito e consolidato”, come preteso dall’Agenzia delle Entrate ricorrente.

Il secondo motivo proposto dall’Amministrazione finanziaria era invece fondato.

La CTR aveva infatti ritenuto l’illegittimità degli avvisi di accertamento impugnati sul rilievo che “i maggiori ricavi accertati e trasfusi nel p.v.c. sono stati ridotti una prima volta ad euro 63.399 e successivamente ad euro 42.652, rendendo palesemente inattendibile la procedura di accertamento adottata”, e considerato che “le riduzioni apportate in sede di concordato, indirettamente riconoscono l’inattendibilità dell’operato dei precedenti verificatori“.

Secondo la Corte, la…

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