Lo schema legale del conto economico tra novità normative e analisi esterna

Nella redazione dello schema legale del conto economico è prevista una struttura obbligatoria a forma scalare, nella quale vengono iscritti i componenti negativi e positivi delle imprese mercantili, industriali e di servizi, secondo una classificazione a costi e ricavi della produzione effettuata, dove i costi sono classificati per natura. I principi contabili internazionali non prevedono invece un dettagliato schema obbligatorio, ma definiscono soltanto minimi contenuti d’obbligo e alcune regole generali

Analisi di bilancioIn base all’art. 2425, che segue quanto indicato dalla IV direttiva Cee, recepita con il D.Lgs. 127/91 e seguenti, nella redazione dello schema legale del conto economico si prevede una struttura obbligatoria a forma scalare, nella quale vengono iscritti i componenti negativi e positivi delle imprese mercantili, industriali e di servizi, secondo una classificazione “a costi e ricavi della produzione effettuata”, dove i costi sono classificati per natura.

La direttiva europea prevedeva peraltro l’alternativa di una classificazione dei costi per destinazione, l’adozione della quale è ovviamente sempre possibile ma relegata alle rilevazioni e documentazioni interne aziendali.

I principi contabili internazionali non prevedono invece un dettagliato schema obbligatorio, ma definiscono soltanto minimi contenuti d’obbligo (per esempio, viene richiesto soltanto il risultato della gestione operativa dal quale ovviamente, per differenza dai ricavi, è possibile trarre il totale dei costi operativi) e alcune regole generali.

Sebbene nello schema sintetico indicato dai principi contabili internazionali (Ias 1) manchino i dettagli dei costi operativi, viene peraltro richiesto che il conto economico sia integrato, almeno nelle note a bilancio, da uno schema di riclassificazione per natura e per destinazione delle voci di costo, distinguendo per la destinazione i costi che afferiscono alla funzione produttiva, da quelli riferibili alla funzione commerciale e a quella amministrativa, fatto che ovviamente permette di distinguere meglio quanto attiene al processo produttivo in senso stretto da quanto discende dai costi di struttura, elemento ritenuto fondamentale per la compiutezza di un’analisi esterna di bilancio.

È ovvio che l’adozione di uno schema legale del conto economico classificato per destinazione avrebbe permesso di separare costi e ricavi di ciascuna gestione, meglio rappresentando, anche a tale livello di sintesi, le ragioni dei risultati parziali delle diverse gestioni, attribuendo a ciascuna la parte assorbita dei costi di struttura e quindi di rappresentare il risultato complessivo con maggior chiarezza.

Tornando allo schema legale del conto economico, nel riportarne nel seguito il relativo dettaglio, si è ritenuto utile sottolineare, in grassetto, le modifiche/integrazioni apportate con il D. Lgs. 139/2015, evidenziando il fatto che non sono riportate invece le voci eliminate (es. componenti straordinarie).

Ciò a sottolineare, dalla più “annebbiata” vista dell’analista esterno e considerata l’attività aziendale idealmente suddivisibile nelle sue differenziate gestioni (operativa, caratteristica e non, finanziaria, straordinaria e fiscale), che il sistema di classificazione prescritto dallo schema legale, a seguito delle modifiche apportate con il D.Lgs. 139/2015, offre, tra le altre, alcune difficoltà interpretative.

E’ inopinabile, infatti, che le macroclassi del valore della produzione (A) e dei costi della produzione (B) non rappresentano soltanto espressioni della gestione caratteristica, includendo anche elementi di quella non caratteristica, oltre che, alla luce delle recenti modifiche normative, straordinarie, né le stesse aggregazioni esauriscono la gestione ordinaria.

In questa luce è comprensibile possano emergere problemi quando si ricerchino in particolare alcune specifiche misure dei risultati dell’esercizio, quali per esempio:

  • l’utile operativo che sarebbe dato, più correttamente, dalla differenza tra il valore della produzione e i relativi costi, da depurare dei costi e dei ricavi non strettamente riferibili alla gestione operativa intesa in senso stretto (gestione accessoria non caratteristica, patrimoniale, straordinaria ecc.). In particolare, non è possibile, fatta salva la disponibilità di informazioni interne non obbligatorie ed eventualmente rese disponibili dalla nota integrativa, determinare quanto dei costi di produzione sia attribuibile alle…
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