Licenziamento illegittimo: aumento del risarcimento nel Decreto Dignità

Il Decreto Dignità è ancora in attesa di essere convertito in Legge, entro i sessanta giorni previsti. Nonostante ciò, è enorme il polverone che si sta alzando intorno ad esso per la portata dei cambiamenti in materia di lavoro: infatti, oltre alle novità sul rapporto di lavoro a tempo determinato, altre novità meritano scuramente una certa attenzione; tra queste rientra anche l’aumento dell’indennità risarcitoria in caso di licenziamento illegittimo

Il cd. “Decreto Dignità”, ossia il D.L. n. 87/2018 è ancora in attesa di essere convertito in Legge entro i sessanta giorni previsti. Nonostante ciò, è enorme il polverone che si sta alzando intorno ad esso per la portata dei cambiamenti in materia di lavoro: infatti, oltre alle novità sul rapporto di lavoro a tempo determinato, altre novità meritano scuramente una certa attenzione; tra queste rientra anche l’aumento dell’indennità risarcitoria in caso di licenziamento illegittimo.

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Indennità risarcitoria più gravosa

Il Decreto Dignità, che tante modifiche sembra aver apportato al mondo del lavoro, si è occupato – tra gli altri – anche del tema riguardante l’indennità risarcitoria in caso di licenziamenti illegittimi: essa infatti diviene più “gravosa” nei confronti dei datori di lavoro per i quali si sia accertato in giudizio che il licenziamento da essi comminato fosse nei fatti illegittimo.

Prima di entrare nel merito specifico del funzionamento delle nuove regole provvisoriamente in vigore (fino alla Legge di conversione, la quale potrebbe apportare qualche aggiustamento), è opportuno segnalare come il D.L. n. 87/2018 cambia la norma di cui al D.Lgs. n. 23/2015: ebbene, l’art. 3, comma 1 del Decreto Dignità specifica che “all’articolo 3, comma 1, del decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 23, le parole «non inferiore a quattro e non superiore a ventiquattro mensilità» sono sostituite dalle seguenti: «non inferiore a sei e non superiore a trentasei mensilità»”.

Questo è tutto quanto dice il Decreto Dignità in ordine alle modifiche sul licenziamento illegittimo; seppur possa sembrare una modifica di poco conto, essa nei fatti non lo è, in quanto è necessario che essa si raccordi a tutta quella serie di normative che creano una sorta di “solco” tra i lavoratori assunti prima del 7 marzo 2015 e quelli assunti dopo tale data. Quel che è facile carpire fin da un primo sguardo però, è certamente il fatto che aumenta l’indennità risarcitoria nei confronti dei licenziamenti per:

  • giustificato motivo oggettivo;
  • giustificato motivo soggettivo;
  • giusta causa;

quando il licenziamento in questione sia risultato illegittimo a seguito di pronuncia del giudice. Le indennità – che finora erano fissate in due mensilità per ogni anno di servizio e comunque in misura non inferiore a quattro e non superiore a ventiquattro mensilità, con la riforma apportata passano da una misura minima non inferiore a sei mensilità fino ad un massimo risarcibile di trentasei mensilità.

Il raccordo con la normativa del D.Lgs. n. 23/2015

Quel che è necessario segnalare fin da un primo sguardo alle modifiche apportate, è che le modifiche inserite nell’atto del Governo non incidono in alcun modo sulla disciplina di cui all’art. 3 bensì solamente sull’entità del risarcimento. A tal proposito è necessario riepilogare come funziona la tutela nel caso di licenziamenti illegittimi in modo da fornire un quadro chiaro di come il Decreto Dignità è andato a incidere sul tema.

Laddove il datore di lavoro abbia effettuato un licenziamento per giustificato motivo oggettivo, soggettivo (anche di natura disciplinare) ovvero per giusta causa e in sede di giudizio si delinei un quadro per cui non ricorrono in realtà gli estremi per tali ragioni giustificative del licenziamento, il giudice dichiara estinto il rapporto di lavoro fin dalla data del licenziamento, ma nel contempo condanna il datore di lavoro “al pagamento di un’indennità non assoggettata a contribuzione previdenziale, di importo pari a due mensilità dell’ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del trattamento di fine rapporto per ogni anno di servizio, in misura comunque non inferiore a sei e non superiore a trentasei mensilità” (a seguito della modifica apportata con il D.L. n. 87/2018).

Alcune note meritano di essere fatte con riferimento:

  • al concetto di “ultima retribuzione di riferimento…
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