Il Decreto Dignità in versione definitiva: come cambia il lavoro a tempo determinato

L’approvazione del “Decreto dignità” ha introdotto molte norme che influiscono sui contratti di lavoro a tempo determinato: tali norme hanno scatenato un dibattito sulla stampa circa i nuovi vincoli contrattuali. In questo articolo proponiamo un riassunto ragionato delle nuove norme

Il Decreto Dignità, ossia il D.L. n. 87 del 12 luglio 2018, è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 161 dello scorso 13 luglio, ed è ufficialmente in vigore a partire dal 14 luglio 2018. Vediamo quali sono i cambiamenti apportati alla disciplina del contratto a tempo, e con quali novità ci si troverà a confrontarsi per la legittima stipulazione di un contratto a tempo determinato.

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Decreto dignità in vigore

È ormai in vigore a partire dallo scorso 14 luglio il Decreto Legge n. 87 del 12 luglio 2018, contenente “Disposizioni urgenti per la dignità dei lavoratori e delle imprese”, conosciuto ai più come “Decreto dignità”: tale Decreto Legge è stato infatti pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 161 del 13 luglio 2018, ed è in vigore dallo scorso 14 luglio. Con tale strumento il Governo ha voluto imprimere la propria impronta fornendo delle disposizioni di straordinaria necessità e urgenza volte a migliorare alcune condizioni che allo stato attuale non garantiscono – secondo il Governo – la dignità dei lavoratori e delle imprese.

Una delle novità più importanti – e certamente la più importante in materia di lavoro – è quella riguardante le numerose modifiche apportate al contratto di lavoro a tempo determinato, allo scopo di favorire l’applicazione del contratto a tempo indeterminato come normale forma contrattuale. In particolare, essendo numerose le modifiche riguardanti il contratto a tempo determinato, preliminarmente pare opportuno fare un confronto tra la precedente e la nuova normativa in modo da capire come cambierà il contratto di lavoro a partire dal 14 luglio.

La precedente impostazione: la versione originale del D.Lgs. n. 81/2015

La normativa del D.Lgs. n. 81/2015, con riferimento al tempo determinato, è contenuta negli artt. 19-29.

Essa prevede – nella sua versione originale – che il contratto di lavoro subordinato possa essere anche “a tempo determinato” con l’apposizione di un termine di durata non superiore a 36 mesi, con la possibilità di introdurre dei termini inferiori, ma di poter usufruire di proroghe per un numero massimo di 5, e per un totale di mesi massimi di lavoro a tempo determinato di 36.

Qualora sia superato il termine di 36 mesi (sia per effetto di un unico contratto ovvero di una successione di contratti) tale contratto si trasforma in tempo indeterminato dalla data in cui è avvenuto tale superamento.

Bisogna ricordare che il comma 3 prevede che possa essere stipulato un ulteriore contratto a tempo determinato tra gli stessi soggetti con una durata massima di 12 mesi, presso la Direzione Territoriale del Lavoro competente per territorio. Inoltre, il comma 4 prevede che con l’eccezione dei rapporti di lavoro di durata non superiore a 12 giorni, l’apposizione del termine al contratto è privo di effetti se questa non risulta direttamente o indirettamente da atto scritto, una copia della quale deve essere consegnata dal datore di lavoro al lavoratore entro 5 giorni lavorativi dall’inizio della prestazione.

Il Decreto dignità: cosa cambia dal 14 luglio

Con le modifiche apportate dal D.L. n. 87/2018, cd. “Decreto dignità”, si prevede che è fatta salva la possibilità di libera stipulazione (cioè senza causali) del primo contratto a tempo determinato di durata non superiore a 12 mesi di lavoro in assenza di specifiche necessità; l’eventuale rinnovo sarà possibile solo ed esclusivamente a fronte di specifiche esigenze, che devono essere:

  1. esigenze temporanee e oggettive, estranee all’ordinaria attività, ovvero esigenze sostitutive di altri lavoratori;
  2. esigenze connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili, dell’attività ordinaria.

Inoltre, le proroghe potranno essere al massimo 4 per un massimo complessivo di 24 mesi di lavoro.

Solamente in presenza di tali condizioni, a partire dal primo contratto sarà possibile apporre un termine che comunque non dovrà essere superiore a 24 mesi; sarà…

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