Donazione di terreno edificabile a parenti e rivendita: continua il lavoro della Cassazione

Continua l’elaborazione giurisprudenziale intorno ai casi in cui il proprietario di un terreno edificabile dona detto bene ad un soggetto interposto (generalmente: un parente stretto) che, a sua volta, rivende il terreno e, così facendo, la plusvalenza in capo all’interposto (differenza tra prezzo di vendita e valore della donazione) risulta minima, se non nulla, mentre l’interponente sfugge ad ogni tassazione avendo effettuato la cessione a titolo gratuito

Continua l’elaborazione giurisprudenziale intorno al caso di donazione di terreno edificabile ad un soggetto interposto (generalmente: un parente stretto), che, a sua volta, rivende il terreno e, così facendo, la plusvalenza in capo all’interposto (differenza tra prezzo di vendita e valore della donazione) risulta minima, se non nulla, mentre l’interponente sfugge ad ogni tassazione avendo effettuato la cessione a titolo gratuito.

Prima di accennare a due recenti arresti del giudice di legittimità è bene richiamare il quadro normativo di interesse che si incentra, in primis, nei contenuti di cui all’art. 68, comma 2, del T.U.I.R., ove è previsto che, per i terreni acquistati per effetto di successione o donazione, vale come prezzo di acquisto il valore dichiarato nelle relative denunce ed atti registrati, od in seguito definito e liquidato, aumentato di ogni altro costo successivo inerente; ne deriva che non sortisce plusvalenza – ma scatena l’“attenzione” del Fisco – il caso in cui il valore eguale o prossimo tra atto di donazione e successiva cessione.

Si contesta, in tale ipotesi, la circostanza che la complessiva operazione, secondo l’Amministrazione finanziaria, consente alle parti di ottenere un significativo risparmio d’imposta rispetto al caso in cui il bene è ceduto all’acquirente finale direttamente dall’originario proprietario. Infatti, in questa ultima ipotesi, dalla compravendita deriva una ingente plusvalenza, tassabile come reddito diverso ai sensi dell’art. 67, comma 1, lett. b), del T.U.I.R.

Davanti a simili contesti, spesso, l’Amministrazione finanziaria recupera a tassazione la plusvalenza realizzata dalla cessione del terreno, ritenendo applicabile alla fattispecie l’art. 37, comma 3, del D.P.R. n. 600/1973, secondo il quale: “In sede di rettifica o di accertamento d’ufficio sono imputati al contribuente i redditi di cui appaiono titolari altri soggetti quando sia dimostrato, anche sulla base di presunzioni gravi, precise e concordanti, che egli ne è l’effettivo possessore per interposta persona”.

Altre volte l’impositore ha fatto ricorso alla norma (oggi abrogata) ex art. 37-bis del D.P.R. n. 600/1973, per mandare a tassazione un’operazione (quale quella elusa) che non si è mai realizzata ovvero quella che il contribuente non ha mai posto in essere, ma che, nella prospettiva del Fisco (e, dunque, nella prospettiva del teorema accusatorio incentrato sull’art. 37-bis cit.), egli avrebbe dovuto realizzare.

Molto recentemente la Suprema Corte (sent. n. 17128 del 28.6.2018) ha annullato due avvisi di accertamento, non ritenendo sussistente alcuna elusione fiscale in ordine ad un bene donato ai figli e subito rivenduto.

In tale occasione la Corte ha rimarcato (e ribadito) il principio secondo cui, in tal tipo di fattispecie, “assume spesso rilievo, trattandosi di rapporti patrimoniali tra genitori e figli […],il profilo di libertà di pianificazione della successione da parte dei genitori, […] nulla impone al contribuente di optare, nell’esercizio della propria attività negoziale, per la soluzione più onerosa sul piano fiscale”.

Ma non è tutto.

La Corte ha avallato quanto argomentato dalla competente commissione tributaria regionale ritenendo irrilevante la circostanza che le trattative per la vendita non fossero state condotte dai donatari (e che anzi esse potessero essere state condotte addirittura dallo stesso donante) poiché “questo elemento sarebbe perfettamente compatibile con il negozio di donazione e con la volontà del donante di beneficiare i donatari utilizzando un metodo che all’epoca era consentito … il donante bene potrebbe avere condotto le trattative con l’acquirente nella consapevolezza che il vantaggio economico da esse derivante sarebbe poi stato riversato sui donatari”.

In un precedente arresto (sent. n. 29190 del 6.12.2017) sostanzialmente la Corte era pervenuta alla conclusione che il reddito da plusvalenza…

Contenuto disponibile esclusivamente agli utenti abbonati
Per continuare a leggere il contenuto di questo articolo è necessario essere abbonati. Se sei già un nostro abbonato, effettua il login attraverso il modulo di autenticazione posto in cima alla pagina. Se non sei abbonato o ti è scaduto l'abbonamento, che aspetti?
Condividi:
Maggioli ADV
Gruppo Maggioli
www.maggioli.it
Per la tua pubblicità sui nostri Media:
maggioliadv@maggioli.it www.maggioliadv.it