La notifica dell'accertamento al curatore del fallimento tornato in bonis

Anche laddove la società sia tornata in bonis, è ammissibile la notifica dell’accertamento al curatore del fallimento nel caso in cui la perdita di capacità processuale del curatore, a seguito della revoca del fallimento, sia intervenuta dopo la pronuncia di primo grado e non sia stata dichiarata dal procuratore ovvero comunicata. Ogni nullità della notificazione dell’atto di appello si considera comunque sanata, con effetto ex tunc, con la costituzione in giudizio del fallito tornato in bonis.
Il 30 ottobre del 2017 è stata pubblicata in G.U. la Legge n. 155/2017, che reca disposizioni per la riforma della disciplina della crisi d’impresa e dell’insolvenza.
Le modifiche, della cui attuazione è incaricato il Governo entro 12 mesi dall’entrata in vigore della norma, e oggi ancora non pervenute, sono elencate all’art. 14, della predetta legge.
A tal proposito il Governo, mediante propri decreti, dovrà in particolare:
– prevedere l’applicabilità anche alla S.r.l dell’articolo 2394 c.c., relativo alla responsabilità degli amministratori delle società verso i creditori sociali;
– abrogare l’articolo 2394-bis c.c. (cd. Azioni di responsabilità nelle procedure concorsuali);
– affermare nel codice civile il dovere, sia del l’imprenditore che degli organi societari, di creare strutture interne di rilevazione dello stato di crisi
– inserire la procedura di liquidazione giudiziale nell’elenco delle cause di scioglimento delle società di capitali ex art. 2484 c.c.;
– prevedere la sospensione delle cause di scioglimento della società causato dalla perdita del capitale sociale o dalla sua riduzione al di sotto del minimo legale, modificando gli artt. 2484, n. 4 e 2545-duodecies c.c., nonché la sospensione di alcuni obblighi di cui sono onerati gli organi sociali;
– prevedere per le società di capitali la sospensione degli obblighi inerenti:
– alla riduzione del capitale sociale in proporzione alle perdite subite (ex art. 2446, co. 2 e 3 a art. 2482-bis co. 4, 5 e 6), finalizzati a ricostituire l’equilibrio tra capitale sociale e patrimonio effettivo, permettendo ai terzi che contrattano con la società di potersi immediatamente rendere conto della situazione economica;
– all’aumento del capitale sociale ad una cifra non inferiore al minimo legale, nonostante l’avvenuta riduzione (artt. 2447, 2482-ter c.c.);
– alla gestione della società da parte degli amministratori (art. 2486 c.c.).
– definire i criteri di quantificazione del danno risarcibile in caso di azione di responsabilità verso gli amministratori che abbiano violato l’art. 2486 c.c., recando danni alla società, ai soci, ai creditori e a terzi, attraverso una gestione non limitata alla conservazione del patrimonio sociale;
– prevedere l’applicabilità alle S.r.l., anche se prive di organo di controllo, del rimedio della denunzia al tribunale per irregolarità commesse dagli amministratori ex art. 2409 c.c.;
– prevedere per le S.r.l. la nomina obbligatoria dell’organo di controllo o di un revisore quando, per due esercizi consecutivi, superino i nuovi requisiti dimensionali previsti dalla Legge 115/2017 (attivo o ricavi delle vendite superiori a 2 milioni di euro o 10 unità di dipendenti);
– prevedere per le S.r.l. la cessazione dell’obbligo di nomina dell’organo di controllo o del revisore ove per tre esercizi consecutivi i requisiti dimensionali, di cui al punto precedente, non vengono superati;
– prevedere che in caso di violazione delle disposizioni che obbligano alla nomina dell’organo di controllo, il tribunale competente possa provvedervi, su istanza di ogni interessato o del Conservatore del registro delle imprese.
La riforma della legge fallimentare ha dunque reso centrale il concetto che solo la tempestiva emersione della crisi d’impresa consente la sua gestione con un certo grado di successo.
E tuttavia il perdurare della mancanza dei decreti attuativi e il rinvio della operatività, quindi, del Codice della Crisi e …

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