La gestione della videosorveglianza in azienda

Il tema del controllo a distanza – la videosorveglianza

A seguito della modifica apportata dall’articolo 23 del D.Lgs. n. 151/2015 e dal successivo articolo 5, comma 2, del D.Lgs. n. 185/2016, è stato modificato l’articolo 4 dello Statuto dei Lavoratori, L. n. 300/1970, al punto che tale tema – riguardante il controllo a distanza e la videosorveglianza sul luogo di lavoro – che sembrava ormai dimenticato e poco considerato non solo dai datori di lavoro, ma anche da parte di chi costantemente si occupa del settore, è tornato alla ribalta con numerosi dubbi e questioni irrisolte.

Per ogni dubbio che sorge man mano in relazione alle modifiche apportate, altrettanti sono i chiarimenti a cui rispondono gli istituti che si devono occupare di vigilanza e di gestione di tale problematica; è infatti rilevante il contributo fornito dal Ministero del Lavoro e dall’Ispettorato Nazionale, i quali nel corso del tempo hanno fornito numerosi chiarimenti in merito, cercando così di dissipare tutti i dubbi ancora sussistenti in materia, i quali non derivano dal dettato legislativo bensì dal semplice fatto che è intrinseca all’interno di tale tema una complicazione non indifferente derivante dalla continua e costante evoluzione della tecnologia, che crea sempre nuovi strumenti idonei a comportare problematiche non trascurabili nella gestione del rapporto di lavoro.

 

La novella del 2015 e il correttivo 2016

Andando nello specifico al tema in questione, e volendo fare un breve riassunto della modifica apportata a partire dal 2015, è opportuno segnalare che è stato notevolmente modificato il dettato dell’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori, il quale mentre prima prevedeva un divieto assoluto di installazione di strumenti che potessero comportare un controllo a distanza dei lavoratori, se non previo accordo o autorizzazione (ma sempre sulla base della sussistenza di particolari condizioni che consentissero tale apertura), con la novella apportata – in relazione soprattutto allo sviluppo della tecnologia che si è spinto ben oltre quello che era stato inizialmente concepito nel 1970 con la prima versione dell’articolo 4 – è stato in un certo qual modo “allargata” la serie di situazioni nelle quali è possibile installare strumenti dai quali in via indiretta è possibile che derivi un controllo dell’attività dei lavoratori.

C’è da dire che tali strumenti, né in passato né a seguito della modifica, possono in alcun modo essere installati con lo scopo ultimo di controllare i lavoratori, ma possono essere installati esclusivamente:

  • per esigenze organizzative e produttive;
  • per la sicurezza del lavoro;
  • per la tutela del patrimonio aziendale.

Tali ragioni devono essere giustificate e argomentate per poter ottenere l’autorizzazione da parte dell’ispettorato del Lavoro, ovvero l’accordo con le rappresentanze sindacali.

La modifica apportata nel 2015 ha però consentito anche la non applicazione degli obblighi di autorizzazione/accordo:

  • agli strumenti utilizzati dal lavoratore per rendere la prestazione lavorativa;
  • agli strumenti di registrazione degli accessi e delle presenze;

per cui non sarà necessario richiedere l’autorizzazione/accordo se gli strumenti da installare sono ad esempio computer, strumentazioni di lavoro, oppure strumenti di rilevazione della presenza in servizio, che ormai sono necessari in qualsiasi posto di lavoro per lo svolgimento della prestazione lavorativa.

 

Per utilizzare legittimamente tali strumenti ed evitare di incorrere in sanzioni, è opportuno che il datore di lavoro prima dell’installazione proceda a:

  • accordo collettivo con le RSU/RSA: la formulazione dell’articolo 4 novellato prevede che gli impianti audiovisivi e gli altri strumenti di controllo possano essere installati previo accordo collettivo stipulato dalla rappresentanza sindacale unitaria o dalle rappresentanze sindacali aziendali, qualora fossero costituite in azienda; in alternativa, le suddette…
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