La funzione assolta dal CONI ai fini del riconoscimento della natura sportiva dell'attività

Riconoscimento della natura sportiva dell’attività

Non è necessario, affinché un ente o una società ottenga la qualificazione di “Società sportiva”, che gli atleti siano prevalentemente tesserati, né che la stessa partecipi a competizioni agonistiche. La soluzione si desume sia in base ad un’interpretazione letterale dell’art. 90 della legge n. 289/2002, sia dal complesso sistema normativo avente ad oggetto la disciplina dell’ordinamento sportivo.

L’associazione sportiva potrà così comunque beneficiare della disciplina della decommercializzazione dei proventi di cui all’art. 148 del TUIR.  Invece se l’attività sportiva dilettantistica è esercitata da una società di capitali non lucrativa, il rapporto di tesseramento è essenziale al fine di fruire della detassazione delle entrate. Tuttavia, come ricordato, la mancata partecipazione ad eventi agonistici non è in sé sufficiente per “dequalificare” la società come soggetto non esercente alcuna attività sportiva.

L’oggetto sociale

L’art. 90, comma 18 della citata legge n. 289/2002 prevede che:

“Le società e le associazioni sportive dilettantistiche si costituiscono con atto scritto nel quale deve tra l’altro essere indicata la sede legale. Nello statuto devono essere espressamente previsti:
a) la denominazione;
b) l’oggetto sociale con riferimento all’organizzazione di attività sportive dilettantistiche, compresa l’attività didattica;
c) …”

In base ad un’interpretazione letterale della citata disposizione, il mero esercizio dell’attività didattica (di insegnamento), indipendentemente dalla circostanza che gli “allievi/atleti” partecipino a competizioni, è comunque sufficiente, in presenza degli altri presupposti previsti dalla legge, per attribuire all’ente la qualificazione di “Società sportiva”. A tal fine rappresenta un presupposto essenziale l’iscrizione nel registro telematico gestito dal CONI al fine di ottenere il riconoscimento ai fini sportivi.

Tale interpretazione risulta rafforzata dall’art. 7 del D.L. n. 136/2004 che riconosce espressamente il CONI quale “unico organismo certificatore dell’effettiva attività sportiva svolta dalle società e dalle associazioni sportive dilettantistiche”. Il CONI rappresenta dunque l’unico soggetto in possesso delle competenze tecniche necessarie per disconoscere o riconoscere la natura sportiva di una determinata attività.

Il CONI ha individuato con apposita delibera (n. 1566 del 20 dicembre 2016) ben 385 attività sportive, ma alcune discipline, come ad esempio il pilates e lo yoga, che in passato erano considerate tali, sono finite in “fuori gioco”. Conseguentemente le società che esercitano le predette discipline non possono oggi più considerarsi sportive. Ciò in quanto il CONI è l’unico soggetto certificatore della natura/qualificazione delle predette attività.

Analogamente sarà solo il CONI a poter disconoscere la qualificazione di società sportiva ad un sodalizio che non partecipa all’attività agonistica non tesserando, tra l’altro, alcun atleta. Tale possibilità, cioè il disconoscimento dell’attività sportiva, sembra essere un’eventualità esclusivamente teorica in quanto, come anticipato, l’attività didattica, anche se svolta in via esclusiva, può essere considerata sportiva, indipendentemente dalla partecipazione ad eventi agonistici.

Le associazioni sportive ed il tesseramento degli atleti

L’art. 148 del TUIR “dequalifica” come non commerciali i corrispettivi conseguiti per le prestazioni effettuate nei confronti di iscritti, associati, partecipanti, delle rispettive associazioni e dei tesserati. Ciò a condizione che gli enti associativi di cui i predetti soggetti fanno parte abbiano lo statuto conforme alle clausole previste dal suddetto articolo al comma 8.

Al fine di fruire del beneficio fiscale non è necessario il “rapporto di tesseramento”, ma è sufficiente quello…

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