Vecchio sintetico e scostamento biennale

esistono ancora tanti contenziosi in essere sul vecchio accertamento sintetico: in questo articolo ripassiamo come veniva calcolato lo scostamento biennale rispetto ai redditi dichiarati dal contribuente, calcolo fondamentale per aprire le possibilità di accertamento

Con l’ordinanza n. 315 del 10 gennaio 2018, gli Ermellini, richiamando precedenti pronunce, hanno confermato la legittimità dell’accertamento sintetico di cui al vecchio art. 38 del D.P.R. n. 600/73, operato in forza dello scostamento relativo anche ad altra annualità per la quale era intervenuta la decadenza dal potere impositivo.

In particolare, viene richiamata l’ordinanza n. 28171/2017, che ha già avuto modo di rilevare, alla luce dei principi fissati dalla sentenza n.26541 del 5 novembre 2008, che “l’Ufficio non è tenuto a procedere all’accertamento contestualmente per due o più periodi d’imposta per i quali ritenga che la dichiarazione non sia congrua; tuttavia il relativo atto deve contenere, per un determinato anno d’imposta, la pur sommaria indicazione delle ragioni in base alle quali la dichiarazione si ritiene incongrua anche per altri periodi d’imposta, così da legittimare l’accertamento sintetico”.

Nota sul vecchio accertamento sintetico

Il fondamento normativo del vecchio accertamento sintetico rinveniva nell’art. 38, comma 4, del D.P.R. n. 600/1973, che consentiva all’ufficio finanziario, in base ad elementi e circostanze di fatto certi ed indipendentemente da una previa rettifica analitica, di determinare sinteticamente il reddito complessivo netto delle persone fisiche, tutte le volte che tale reddito accertabile si discostava per almeno un quarto da quello dichiarato e tale situazione permaneva per due o più periodi d’imposta.

Specificatamente, in ordine al necessario scostamento, appare lucida la posizione assunta dalla CTR di Bologna, con la sentenza n. 88 del 6 ottobre 2009 (ud. del 7 luglio 2009 – Sez. IV): è necessario lo scostamento biennale ma non è necessario che le annualità debbano essere vive, non accogliendo le doglianze di parte, secondo cui andavano presi in considerazione due anni consecutivi, nel caso in esame il 1998 e il 1999, ma il 1998 non poteva essere accertato perché prescritto il termine a disposizione dell’Amministrazione Finanziaria.

Invece, per i giudici bolognesi, non è condivisibile la sentenza di primo grado “che ritengono non sussistere, nel caso in esame, i presupposti per assoggettare la contribuente ad accertamento sintetico in quanto risulterebbe carente il requisito richiesto dall’art. 38, comma 4, D.P.R. 600/73, ossia che il Reddito accertabile sinteticamente sia superiore almeno di un quarto rispetto a quello dichiarato per due o più periodi. I primi Giudici hanno condiviso la tesi della contribuente che invoca l’illegittimità dell’operato dell’Ufficio poiché l’anno 1998 era caduto in prescrizione ed era, pertanto, accertabile il solo 1999. Questa Commissione da una diversa lettura della norma in questione e ritiene che il raffronto fra le due annualità consenta la valutazione e che la difformità quantitativa emersa permetta all’Ufficio di attivarsi per l’annualità effettivamente oggetto di accertamento e non si estenda a periodi diversi. Ininfluente, pertanto, se nel 1998 siano stati prodotti redditi esenti o che non sia più possibile sottoporlo a tassazione. E’ infatti, sufficiente, secondo questo Collegio, che la difformità sussista, a prescindere dalla possibilità di intervenire in rettifica a quel determinato anno d’imposta”.

Sul punto ricordiamo ancora che con la sentenza n. 237 del 21 ottobre 2008 (dep. il 9 gennaio 2009), la Corte di Cassazione aveva già affermato che “dalla interpretazione letterale della norma non si ricava che i due o più periodi di imposta devono essere consecutivi, nè che essi devono essere necessariamente anteriori a quello per il quale si effettua l’accertamento, essendo sufficiente, secondo la disposizione in esame, che il reddito dichiarato non risulti congruo rispetto ai predetti elementi per due o più periodi di imposta”. La Corte è partita dal dettato normativo: nessun riferimento alla sussistenza della consecutività. In pratica, si può prendere a riferimento il 2004 e il 2006,…

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