Trasferimento della sede legale nella UE è possibile senza spostamento della sede effettiva?

Una società costituita in base al diritto di uno Stato UE può trasferire la sola sede legale in altro Stato UE per trasformarla in base alle regole del secondo Stato senza spostare la sede effettiva, e lo Stato di origine non può subordinare il trasferimento alla messa in liquidazione.

Principi dei trattati europei

1) Gli articoli 49 e 54 TFUE devono essere interpretati nel senso che la libertà di stabilimento è applicabile al trasferimento della sede legale di una società costituita ai sensi del diritto di uno Stato membro verso il territorio di un altro Stato membro, ai fini della sua trasformazione, conformemente alle condizioni poste dalla legislazione di tale secondo Stato membro, in una società soggetta al diritto di quest’ultimo, senza spostamento della sede effettiva della citata società.

2) Gli articoli 49 e 54 TFUE devono essere interpretati nel senso che ostano alla normativa di uno Stato membro che subordina il trasferimento della sede legale di una società costituita ai sensi del diritto di uno Stato membro verso il territorio di un altro Stato membro, ai fini della sua trasformazione in una società soggetta al diritto di tale secondo Stato membro, conformemente alle condizioni poste dalla legislazione di quest’ultimo, alla liquidazione della prima società.

Osservazioni

La Corte di Giustizia ha ricordato che «in assenza di uniformità nel diritto dell’Unione, la definizione del criterio di collegamento che determina il diritto nazionale applicabile ad una società rientra, conformemente all’articolo 54 TFUE, nella competenza di ciascuno Stato membro, avendo tale articolo posto sullo stesso piano la sede sociale, l’amministrazione centrale e il centro d’attività principale di una società come criteri di collegamento (v., in tal senso, sentenze del 27 settembre 1988, Daily Mail and General Trust, 81/87, EU:C:1988:456, punti da 19 a 21)», e che «la questione dell’applicabilità degli articoli 49 e 54 TFUE è distinta dalla questione se uno Stato membro possa adottare misure atte a impedire che, in presenza delle possibilità offerte dal Trattato, i suoi cittadini tentino di sottrarsi abusivamente all’impero della propria legge nazionale, tenuto conto del fatto che, secondo una consolidata giurisprudenza, uno Stato membro può adottare simili misure (sentenze del 9 marzo 1999, Centros, C-212/97, EU:C:1999:126, punti 18 e 24, nonché del 30 settembre 2003, Inspire Art, C-167/01, EU:C:2003:512, punto 98)».

Tuttavia, va rilevato che, come già dichiarato dalla Corte, «il fatto di stabilire la sede, legale o effettiva, di una società, in conformità alla legislazione di uno Stato membro, al fine di beneficiare di una legislazione più vantaggiosa, non può costituire di per sé un abuso del diritto di stabilimento (v., in tal senso, sentenze del 9 marzo 1999, Centros, C-212/97, EU:C:1999:126, punto 27, e del 30 settembre 2003, Inspire Art, C-167/01, EU:C:2003:512, punto 96)».

La questione è rilevante perché, chiarendo che stabilire o trasferire la sede (legale o effettiva) di una società al fine di beneficiare di una legislazione più vantaggiosa non può costituire di per sé abuso del diritto di stabilimento, e quindi apre una serie di applicazioni pratiche del principio.

Decisione: Sentenza nella causa C-106/16 Corte di Giustizia UE

Giurisprudenza rilevante

Corte di Giustizia Europea, C-456/1988

Corte di Giustizia Europea, C-212/97

Corte di Giustizia Europea, C-126/1999

Corte di Giustizia Europea, C-167/01

Corte di Giustizia Europea, C-512/03

16 febbraio 2018

Fulvio Graziotto

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