Rifornimento di carburante e altre spese effettuate nei viaggi all'estero: la documentazione fiscale

Dall’1 luglio 2018, salvo proroga, la scheda carburante o carta carburanti, che era stata introdotta dall’art. 2 della L. 21 febbraio 1977, n. 31, come documentazione attestante gli acquisti di carburante per autotrazione effettuati presso i distributori stradali, al fine di consentire la detrazione Iva e la deduzione fiscale del costo dal reddito di imprese e professionisti, sarà definitivamente abrogata, e, quindi, da tale data, si dovrà fare riferimento solo ai cosiddetti pagamenti posti in essere con mezzi tracciabili, per cui con carte di credito o di debito e prepagate (e con richiesta della fattura elettronica, ai sensi del secondo periodo del terzo comma dell’art. 22 del decreto Iva).

Ne deriva, pertanto, come regola, che le spese sostenute per l’acquisto di carburante:

  • sono deducibili solamente se documentate con carte di credito, di debito o prepagate;
  • medesimi oneri e obblighi ai fini della detraibilità Iva;

tenendo presente, come accennato, che oltre all’obbligo dei pagamenti elettronici per il carburante, sussiste anche l’onere dell’emissione della fattura elettronica per i benzinai e, dal 1° gennaio 2019, per poter abolire lo “spesometro” – questo della fattura elettronica –  risulterà essere un adempimento generalizzato.

Ma in un certo senso, l’abolizione della “scheda carburante”, non è proprio una novità. Infatti, con la lettera p), del D.L. 13 maggio 2011, n. 70, convertito, con modificazioni, nella L. 12 luglio 2011, n. 106, è stato aggiunto il comma 3-bis all’art. 1 del D.P.R. 10 novembre 1997, n. 444, prevedendo che “i soggetti all’imposta sul valore aggiunto che effettuano gli acquisti di carburante esclusivamente mediante carte di credito, carte di debito o carte prepagate emesse da operatori finanziari soggetti all’obbligo di comunicazione previsto dall’art. 7, sesto comma, del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 605, non sono soggetti all’obbligo di tenuta della scheda carburante”.

L’Agenzia delle entrate, nella circolare 9 novembre 2012, n. 42/E, ha precisato, tra l’altro, che la norma citata esonera dall’obbligo della scheda carburante solo coloro che effettuano gli acquisti di carburante esclusivamente mediante carte di credito, carte di debito o carte prepagate.

Ne consegue che i soggetti che effettuano i pagamenti anche mediante mezzi diversi (es. contanti) sono tenuti all’adozione della scheda carburante per tutti gli acquisti di carburante effettuati nel periodo d’imposta.

I due sistemi di certificazione risultano tra loro alternativi, tenendo presente che è necessario che la carta elettronica sia utilizzata esclusivamente per l’acquisto di carburante, potendo il medesimo mezzo di pagamento essere utilizzato anche per effettuare altri acquisti.

Naturalmente, se contestualmente all’acquisto di carburante vengono effettuati anche acquisti di beni/servizi di diverso genere, è necessario che l’acquisto di carburante avvenga mediante una transazione distinta, al fine di consentirne la separata individuazione.

 

Il rifornimento di carburante effettuato all’estero

E’ possibile che il contribuente italiano possa effettuare il pieno all’estero, cioè fuori dai confini nazionali: pensiamo agli autotrasportatori o alle autolinee con servizi internazionali (ma non sono gli unici casi, anche un professionista potrebbe doversi spostare all’estero pe ragioni di lavoro)

Per gli acquisti di carburante effettuati presso impianti localizzati all’estero, come si devono comportare gli imprenditori e i professionisti?

Nei modi e nei termini fin qui già utilizzati: in concreto “nulla si deve ritenere cambiato”.

Infatti, nel caso di acquisto di carburante in altro Paese estero (Unione europea compresa) presso gli impianti stradali di distribuzione da parte di un soggetto di imposta italiano, non sussiste la possibilità di utilizzare la scheda carburante, perché la stessa, se del caso, è unicamente operativa nei termini…

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