Notifica irregolare dell'avviso accertamento: prova all’ufficio

E’ nulla la notifica irregolare dell’avviso di accertamento nonostante il contribuente sia costituito in giudizio almeno che l’ufficio non provi che lo stesso abbia piena conoscenza dell’atto.

La nullità della notifica non determina la nullità dell’atto impositivo ma l’ufficio deve provare con la notifica la piena conoscenza dell’atto da parte del destinatario. Quanto precede è contenuto nella recente sentenza n. 30563/2017 della Cassazione.

La notifica degli atti tributari è disciplinata dagli artt. 137 e s.s. del C.p.c, come previsto dall’art. 16, c. 2, D Lgs n. 546/1992 e dall’art. 60, c 1, lett. a, Dpr n. 600/1973, il quale prevede una norma derogatoria, in caso di irreperibilità assoluta della contribuente nel domicilio fiscale, attuandosi la speciale procedura semplificata ivi prevista secondo cui l’avviso di deposito dell’atto presso la casa comunale, previsto dall’art. 140 c.p.c., si comunica mediante affissione all’albo del Comune, anziché mediante affissione alla porta della sede della società, non più rintracciabile nel domicilio fiscale (Cass. n. 6676/2017).

La notifica può effettuarsi nella forma tradizionale c.d “brevi manu”, eseguita dall’ufficiale giudiziario o dal messo comunale autorizzato; alternativamente può essere effettuata la notifica a mezzo posta con spedizione dell’atto in plico raccomandato senza busta con avviso di ricevimento, che non si esaurisce con la spedizione dell’atto ma si perfeziona con la consegna del relativo plico da parte dell’agente postale al soggetto destinatario.

La notifica in via telematica non è ammessa in materia tributaria, se non espressamente prevista dalle relative disposizioni di legge. In base alle ultime modifiche normative la notifica tramite Pec è ammessa solo dove è operativa la disciplina del processo tributario telematico (attivato ormai in tutte le regioni italiane), per cui la stessa notifica è inidonea a far decorrere il termine breve per l’impugnazione (Cass. n. 4066/2017).

Nel caso di specie la società contribuente ha impugnato la decisione della CTR depositata e non notificata. Il giudice dell’appello ha ritenuto che l’avviso di accertamento avesse raggiunto il suo scopo e ciò aveva determinato la sanatoria di eventuali vizi della notifica, non facendo decadere l’Amministrazione finanziaria dalla potestà accertativa. La notifica anche se irregolare aveva consentito alla società di difendersi in giudizio e per questo la CTR ha ritenuto l’effetto sanante dell’atto impositivo.

La Suprema Corte, accogliendo il ricorso della società, ha ritenuto che l’effetto sanante riconosciuto dai giudici di appello opera solo nel caso in cui la conoscenza dell’atto sia stato precedente alla scadenza dei termini di decadenza per emettere l’atto impositivo.

La notificazione costituisce un elemento essenziale della fattispecie necessaria per evitare la decadenza dell’amministrazione. Dall’esercizio del diritto di difesa, garantito costituzionalmente ex art 24 Cost, attraverso la proposizione del ricorso non può mai derivare una convalida ex tunc di un atto imperfetto.

L’inesistenza della notifica non produce in via automatica l’inesistenza dell’atto impositivo, quando il contribuente ne abbia la piena conoscenza, ponendo in evidenza che ciò deve verificarsi entro il termine di decadenza per notificare l’avviso di accertamento, per cui l’onere di provare la piena conoscenza dell’atto da parte del contribuente grava sull’Ufficio (Cass. n. 4760/2009).

La Corte ha affermato che in tema di atti di imposizione tributaria, la notificazione non è un requisito di giuridica esistenza, ma una condizione integrativa d’efficacia, sicché la sua inesistenza o invalidità non produce in via automatica l’inesistenza dell’atto, quando ne risulti la piena conoscenza da parte del contribuente entro il termine di decadenza concesso per l’esercizio del potere all’amministrazione finanziaria,…

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