Il contratto di netting: una soluzione per i rifornimenti di carburante?

si parla di contratto di netting in caso di contratto di somministrazione fra il gestore e la compagnia petrolifera, relativamente ai rifornimenti effettuati direttamente dall’utente, che per il pagamento utilizza apposite card aziendali; in questo articolo trattiamo il funzionamento di tale contratto segnalando la necessità della scheda carburante (dal mese di luglio delle fattura elettroniche) per spesare fiscalmente i rifornimenti

Si parla di contratto di netting in caso di contratto di somministrazione fra il gestore e la compagnia petrolifera, relativamente ai rifornimenti effettuati direttamente dall’utente, che per il pagamento utilizza apposite card aziendali.

Tali rifornimenti sono fatturati all’utente del veicolo, mentre il gestore provvede a rifatturare alla compagnia petrolifera l’operazione effettuata nei confronti del cliente.

Gli utilizzatori dei veicoli della società devono in sostanza compilare, mensilmente, un documento, numerato e datato, nel quale devono essere indicati anche i chilometri percorsi.

Tale disciplina serve a facilitare l’accertamento del consumo del veicolo in rapporto ai chilometri percorsi.

Il parere della Cassazione sul contratto di netting

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 23988 del 24.11.2016, ha dunque chiarito gli effetti fiscali di tali tipi di contratti.

Nel caso di specie l’Agenzia delle Entrate aveva emesso a carico della società contribuente un avviso di accertamento ai fini IRPEG, IRAP ed IVA, con cui, in relazione all’anno di imposta 1998, riprendeva a tassazione costi ritenuti non deducibili per complessivi 461.228.000 delle vecchie lire e ricavi non contabilizzati per complessivi £. 1.766.000.000.

L’impugnazione proposta avverso detto avviso di accertamento veniva parzialmente accolta dalla Commissione Tributaria Provinciale, che annullava la ripresa a tassazione sia dei ricavi che dei costi, escludendo tra questi ultimi solo quelli relativi a “lavori di riparazione e spese diverse.

La sentenza di primo grado, impugnata dall’Amministrazione finanziaria, veniva parzialmente riformata dalla Commissione Tributaria Regionale, che, tra le altre, riteneva deducibili i costi sostenuti dalla società contribuente per l’acquisto di carburanti utilizzati per i mezzi di cantiere e per canoni di locazione, ed annullava invece la ripresa a tassazione dei ricavi non contabilizzati, disponendo l’applicazione delle sanzioni nel minimo edittale e compensando le spese.

Per quel che qui interessa, i giudici di appello sostenevano che non potevano dedursi i costi per acquisti di carburanti con carta di credito aziendale, avendo la società contribuente omesso di fornire la prova dell’esistenza del contratto di netting stipulato con la compagnia petrolifera.

La società ricorrente, denunciando la violazione di legge in riferimento alla disciplina applicabile al rapporto di somministrazione denominato netting ed alle norme che regolano l’interpretazione dei contratti, censurava la sentenza della CTR, laddove questa aveva escluso la deduzione dei costi per acquisti di carburanti con carta di credito aziendale.

Evidenziava infatti a tal proposito la ricorrente di aver stipulato il citato particolare contratto, riconducibile appunto alla procedura denominata netting.

Riferiva altresì la società ricorrente che la documentazione prodotta dimostrava che, in base a detta procedura, il rifornimento avveniva per mezzo di carte di credito aziendali rilasciate dalla compagnia petrolifera, le cui ricevute contenevano gli estremi dell’impianto di distribuzione che aveva effettuato il rifornimento, la data del rifornimento, il tipo e la quantità di carburante acquistato, e l’ammontare del corrispettivo pagato, comprensivo dell’imposta.

Lamentava, quindi, la ricorrente che il giudice di appello, omettendo di applicare i canoni di ermeneutica contrattuale previsti dal Codice Civile, aveva ritenuto non provata la sussistenza di un valido ed efficace contratto, intercorrente tra la società e le compagnie petrolifere, precisando che, non essendo prevista per tale tipo di contratto la forma scritta ad substantiam, la CTR avrebbe dovuto fare comunque riferimento al comportamento delle parti.

Avendo però omesso di indagare la reale intenzione delle parti, la CTR, secondo la ricorrente, era incorsa nella violazione delle norme sull’interpretazione dei contratti, avendo pretermesso il criterio ermeneutico di…

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