La web tax all’italiana

di Giovambattista Palumbo

Pubblicato il 10 gennaio 2018



Uno dei provvedimenti più attesi della Legge di bilancio era la web tax, cioè l'imposizione fiscale sulle transazioni ecommerce effettuate in Italia ma gestite da soggetti formalmente residenti altrove (spesso in paesi che concedono condizioni fiscali di favore); la web tax italiana entrerà in vigore nel 2019 quindi abbiamo un anno a disposizione per valutare i complessi meccanismi di calcolo e valutare eventuali correttivi

La Legge di Bilancio per il 2018 istituisce, a decorrere dal 2019, una web tax relativa a prestazioni di servizi effettuate tramite mezzi elettronici a favore di soggetti residenti in Italia da parte di residenti e non residenti.

La struttura della nuova imposta è il risultato di un percorso legislativo particolarmente tormentato, che ha visto la prima versione presentata in Senato poi sostanzialmente modificata nel suo passaggio alla Camera.

Nella versione da ultimo approvata in legge di bilancio l’imposta si applica al valore della singola transazione (al netto dell’IVA) con una aliquota del 3% e sarà dovuta indipendentemente dal luogo di conclusione della transazione.

Le prestazioni di servizio saranno individuate con decreto del Mef da emanare entro il 30 aprile 2018.

S'intendono comunque per servizi prestati tramite mezzi elettronici quelli forniti attraverso Internet o una rete elettronica e la cui natura rende la prestazione essenzialmente automatizzata, corredata di un intervento umano minimo e impossibile da garantire in assenza della tecnologia di informazione.

Allo stesso tempo viene comunque anche ampliata la definizione di