Possibilità per i Comuni di concedere gratuitamente gli impianti sportivi ad organizzazioni no profit: il problema dell’applicazione dell'IVA

Sarebbe necessario garantire la possibilità per i Comuni di riconoscere, a casistiche socialmente importanti, come la disabilità, le scuole o l’attività giovanile, vantaggi economici derivanti da concessioni gratuite di impianti sportivi, evitando per tali fattispecie l’applicazione dell’IVA a carico dei bilanci comunali e la conseguente traslazione sugli enti no profit

Con la risposta all’interrogazione parlamentare n. 5-12841 del 30 novembre 2017 , il Ministero delle Finanza, in Commissione finanze, ha fornito chiarimenti circa la possibilità per i Comuni di concedere gratuitamente impianti sportivi ad organizzazioni no profit senza applicazione dell’IVA.

La questione

Tramite una interrogazione in Commissione finanze da parte di due Onorevoli è stato fatto presente che i Comuni possono concedere gratuitamente l’utilizzo dei propri impianti sportivi per finalità di particolare interesse pubblico e sociale, quali:

  • attività di persone disabili;

  • attività scolastica;

  • attività finalizzata a scopi di beneficenza,

tali concessioni a titolo gratuito rientrano nell’ambito individuato dalla normativa di cui all’articolo 12 della legge 7 agosto 1990, n. 241, il quale prevede, a garanzia della trasparenza delle azioni della pubblica amministrazione, che la concessione di sovvenzioni, contributi, sussidi ed ausili finanziari e l’attribuzione di vantaggi economici di qualunque genere a persone ed enti pubblici e privati siano subordinate alla predeterminazione da parte delle amministrazioni procedenti, nelle forme previste dai rispettivi ordinamenti, dei criteri e delle modalità cui le amministrazioni stesse devono attenersi; in dettaglio l’ufficio comunale competente avvia l’iter amministrativo e quantifica, nell’atto di concessione, il vantaggio economico a favore di un soggetto no profit beneficiario, calcolato sulla base delle tariffe ordinariamente praticate (escluso Iva) e indicando contestualmente la disponibilità della somma «beneficiata» nell’ambito del proprio bilancio annuale.

Il dubbio

Alla base dell’interrogazione i due onorevoli pongono il seguente dubbio: i servizi finanziari di vari Comuni hanno sollevato la criticità dovuta all’emissione dell’autofattura imponibile Iva — sia in caso di concessioni gratuite, sia di esenzioni — calcolata non sulla base delle tariffe riscosse ma sulla base dei costi di esercizio per gli impianti sportivi, compreso l’ammortamento; ciò determinerebbe la necessità di prevedere nel bilancio comunale la copertura dell’Iva da versare, oltre che avviare procedure onerose nella definizione del beneficio economico da calcolare; in conseguenza di ciò molti Comuni stanno considerando la possibilità di sopprimere tout court, a partire dal 2018, tutte le esenzioni e/o gratuità introducendo per le tipologie di attività attualmente esenti (come quelle destinate a disabili), tariffe ridotte, ma comunque sempre a pagamento, le quali, non dovendo avere carattere di «corrispettivo simbolico», sono commisurate in media al 20 per cento di quelle oggi praticate.

La domanda rivolta al Ministero delle Finanze è quella di conoscere quali orientamenti intenda esprimere circa la correttezza del procedimento amministrativo esperito fino ad oggi e se non ritenga utile assumere iniziative per fornire una interpretazione della disciplina amministrativo-contabile tale da garantire la possibilità per i Comuni di riconoscere, a casistiche socialmente importanti, come la disabilità, le scuole o l’attività giovanile, vantaggi economici derivanti da concessioni gratuite di impianti sportivi, evitando per tali fattispecie l’applicazione dell’Iva a carico dei bilanci comunali e la conseguente traslazione sugli enti no profit.

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