Agevolazioni prima casa: l'importanza del ripostiglio (e valutazione del lusso)

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 28932 del 4 dicembre 2017, richiamando precedenti pronunce, ha confermato che “… a) nel calcolo della superficie utile per stabilire se un’abitazione sia di lusso deve computarsi quella relativa ai vani interni all’abitazione, ancorché privi dell’abitabilità, in quanto requisito non richiamato dal DM 2 agosto 1969; b) non è possibile alcuna interpretazione che ne ampli la sfera operativa, atteso che le previsioni relative ad agevolazioni o benefici in genere in materia fiscale non sono passibili di interpretazione analogica (cfr. Cass. n. 10807 del 2012). – Cass. n. 17439/2013; Cass. n. 5692/14; Cass. n. 10191/2016.
Si è pure ritenuto, sempre in tema di imposta di registro per le abitazioni di lusso, che le previsioni relative ad agevolazioni o benefici in genere in materia fiscale non sono passibili di interpretazione analogica e, quindi, questi non possono essere riconosciuti nelle ipotesi in cui non siano espressamente previsti- con specifico riferimento alle esclusioni di cui all’art. 6 D.M. ult. cit. v. Cass. n. 18483/2016”.
E pertanto, la Corte, cassa la sentenza della CTR, “che ha ritenuto che ai fini della determinazione della superficie utile complessiva non dovesse essere considerato il ripostiglio non abitabile violando, in questo modo, la norma parametro indicata dalla parte ricorrente”.
I precedenti giurisprudenziali della Corte di Cassazione
Il “lusso” è stato più volte oggetto di esame da parte della Cassazione. Segnaliamo gli interventi più recenti e significativi, su alcuni aspetti dell’immobile:

la sentenza n. 10807 del 28 giugno 2012 (ud 18 aprile 2012) con cui la Corte di Cassazione ha confermato che, in materia di agevolazioni prima casa, anche il piano interrato, non conforme ai regolamenti edilizi, fa parte della superfice utile per far scattare il cd. lusso;

la sentenza n. 21791 del 5 dicembre 2012 (ud 17 ottobre 2012) con cui la Corte di Cassazione ha affermato che l’applicazione dell’agevolazione fiscale contemplata per l’acquisto della prima casa postula che l’abitazione sia considerata non di lusso al momento dell’acquisto, e non già in quello della costruzione;

la sentenza n.12517 del 22 maggio 2013 con cui la Corte di Cassazione rileva che anche nell’ipotesi in cui la casa diventa di lusso si perdono le agevolazioni;

la sentenza n. 12942 del 24 maggio 2013 (ud 4 aprile 2013) dove la Corte di Cassazione richiama e fa sua la precedente giurisprudenza (cfr. Cass. n. 23591 del 2012; n. 10807 del 2012, n. 22279 del 2011), che “si è, di recente, ormai, attestata nel senso di ritenere che, nel calcolo della superficie utile per stabilire se un’abitazione sia di lusso, debba computarsi quella relativa ai vani interni all’abitazione, ancorchè privi dell’abitabilità (in questo caso, da intendersi come conformità alle prescrizioni urbanistiche sotto il profilo dell’abitabilità – oggi “agibilità”, ai sensi del D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, art. 24), in quanto: a) tale requisito, nel senso qui specificato, non è richiamato dal D.M. 2 agosto 1969; b) quel che unicamente rileva ai fini del computo della superficie utile è l’idoneità di fatto degli ambienti allo svolgimento di attività proprie della vita quotidiana; c) non è possibile alcuna interpretazione che amplii la sfera operativa della disposizione, atteso che le previsioni relative ad agevolazioni o benefici in genere, in materia fiscale, non sono passibili di interpretazione analogica”;

la sentenza n. 14162 del 5 giugno 2013 (ud 17 aprile 2013) con cui la Corte di Cassazione ha affermato che se il magazzino diventa pinacoteca il contribuente perde le agevolazioni prima casa. Secondo l’Ufficio, l’abitazione, pur non oltrepassando i mq. 240, doveva comunque ritenersi di lusso in relazione ad un magazzino di mq. 496, trasformato in galleria d’arte, che non poteva esser considerato pertinenza. In effetti, rileva la Corte, “la CTR non ha …

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