Il Fallimento diventa liquidazione giudiziale: alcune valutazioni

Una delle principali novità della Riforma della Legge Fallimentare è l’introduzione di procedure di allerta e di composizione assistita della crisi, di natura non giudiziale e confidenziale, finalizzate a incentivare l’emersione anticipata della crisi e ad agevolare lo svolgimento di trattative tra debitore e creditori prevedendo l’istituzione presso ciascuna camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura di un apposito organismo che assista il debitore nella procedura di composizione assistita della crisi. La Riforma vuole dare priorità alle proposte che comportano il superamento della crisi assicurando la continuità aziendale, anche tramite un diverso imprenditore.
Premessa
La Riforma della Legge Fallimentare ha riconosciuto la centralità dei controlli societari; ha migliorato il procedimento di allerta, valorizzando il ruolo degli organismi di composizione della crisi; ha valorizzato il ruolo delle Camere di Commercio, degli ordini professionali dei Commercialisti, degli Avvocati e dei Notai. Tali professionisti sono quelli maggiormente indicati sia ad assistere il debitore nelle trattative finalizzate al raggiungimento di un accordo con i propri creditori, sia per valutare la fondatezza delle segnalazioni pervenute dagli organi di controllo e dai creditori pubblici qualificati delle imprese in crisi nello svolgimento delle funzioni di allerta.

Dall’allerta alla liquidazione giudiziale
La Riforma parte da una rivoluzione letterale, abbandonando la tradizionale espressione “fallimento” e sostituendola con quella di “liquidazione giudiziale” in cui si innesta una soluzione concordataria con la completa liberazione dei debiti entro 3 anni al massimo dall’apertura della procedura. Lo scopo è quello di evitare le conseguenze connesse alla dichiarazione di fallimento dell’imprenditore.
Si parla di “procedura di liquidazione giudiziaria dei beni“, quindi passa in primo piano l’aspetto processuale della crisi e meno quello dell’imprenditore in difficoltà.
L’imprenditore in difficoltà potrà godere di una seconda possibilità imprenditoriale, di meccanismi di prevenzione, regole processuali semplificate e un potenziamento della figura del curatore fallimentare.
Si prevedono meccanismi di allerta per impedire alle crisi aziendali di diventare irreversibili e ampio spazio agli strumenti di composizione stragiudiziale per favorire le mediazioni fra debitori e creditori per gestire l’insolvenza.
Dominus nella liquidazione giudiziale sarà il curatore, con poteri decisamente rafforzati: accederà piu’ facilmente alle banche dati della P.A., potrà promuovere le azioni giudiziali spettanti ai soci o ai creditori sociali, sarà affidata a lui la fase di riparto dell’attivo tra i creditori.
La competenza dei giudici verrà stabilita in base alle dimensioni e alla tipologia delle procedure concorsuali, assegnando in particolare quelle relative alle grandi imprese al tribunale delle imprese a livello di distretto della corte di Appello.

La composizione assistita della crisi
Nella procedura verranno coinvolti gli organismi di composizione che dovranno avvisare l’autorità giudiziaria qualora l’imprenditore non metta in atto le misure richieste.
Sarà creato, quindi, un organismo che assisterà il debitore nella composizione della crisi che intrattiene dei rapporti con i creditori e pianifica un progetto di superamento delle difficoltà, informando i creditori pubblici qualificati e poi il PM in caso di insuccesso e insolvenza. In parallelo, anche gli organi di controllo delle società dovranno informare della crisi l’organo amministrativo.
Lo scopo della procedura di allerta e della composizione assistita della crisi è quello di favorire l’emersione anticipata della situazione di difficoltà di un’azienda e spingerla ad attivarsi in tempo per evitare lo stato di insolvenza. I revisori contabili dovranno avvisare immediatamente l’organo amministrativo della società …

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