Il nuovo lavoro occasionale: sanzioni e violazioni

Il nuovo lavoro occasionale
A seguito dell’emanazione dell’articolo 54-bis, del D.L. n. 50/2017, convertito in L. n. 96/2017, con riferimento alle prestazioni occasionali, al libretto di famiglia e al contratto di prestazione occasionale, numerosi sono stati i dibattiti sul tema, non solo da parte delle diverse forze politiche ma anche da parte di studiosi e parti sociali; questo perché in effetti numerose sono le differenze tra la nuova disciplina e quella precedente.
Il 23 giugno del 2017, è stata pubblicata infatti la L. n. 96/2017, di conversione del D.L. n. 50/2017, che ha introdotto l’articolo 54-bis con la relativa disciplina delle prestazioni occasionali, del libretto famiglia, del contratto di prestazione occasionale, e la disciplina delle relative prestazioni di lavoro. Con tali tipologie di nuove prestazioni, il Legislatore ha inteso sostituire in parte quella che era la precedente disciplina dei “voucher” – detti anche “buoni lavoro” – così come del lavoro occasionale. Già l’Inps con la sua Circolare n. 107 del 5 luglio scorso aveva cercato di chiarire i dubbi sul tema, ma esso continua a rivestire notevole risalto, sia per le numerose novità introdotte, sia per l’interesse che sta sollevando da parte degli organismi che si occupano di tale tema. In particolare, è del 9 agosto scorso la Circolare n. 5 dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro la quale va a indicare le specifiche istruzioni operative dedicate al personale ispettivo che si occupa del controllo e del regime sanzionatorio con riferimento a prestazioni occasionali, libretti famiglia, e contratti di prestazione occasionale.

Le caratteristiche e i limiti del lavoro occasionale
Per quanto riguarda le prestazioni occasionali, il primo comma dell’articolo 54-bis stabilisce che tali debbano intendersi delle attività lavorative che danno luogo nel corso dell’anno civile:

a compensi di importo complessivamente non superiore a €5000 per ciascun prestatore di lavoro con riferimento alla totalità degli utilizzatori;

a compensi di importo complessivamente non superiore a €5000 per ciascun utilizzatore, con riferimento alla totalità dei prestatori di lavoro;

a compensi di importo non superiore a €2500 per le prestazioni complessivamente rese da ogni prestatore di lavoro in favore del medesimo utilizzatore che non possono comunque superare il limite di durata pari a 280 ore nell’arco dello stesso anno civile.

Come chiarito dall’Inps, per “limiti economici”, si intendono i compensi percepiti dal prestatore al netto di contributi, premi assicurativi e costi di gestione.
Gli utilizzatori delle prestazioni di lavoro occasionali possono essere delle persone fisiche al di fuori dell’esercizio dell’attività professionale di impresa mediante il libretto famiglia, ovvero ancora altri utilizzatori quali professionisti, lavoratori autonomi, imprenditori, associazioni, fondazioni e altri enti di natura privata così come la Pubblica Amministrazione nei limiti stabiliti, tramite il contratto di prestazione occasionale.
Rimane fermo che non possono essere attivate prestazioni di lavoro occasionale con lavoratori che abbiano in corso ovvero ancora abbiano cessato da meno di sei mesi un rapporto di lavoro subordinato o di collaborazione coordinata e continuativa con il medesimo utilizzatore.
Per quanto concerne ancora il contratto di collaborazione occasionale, non è possibile che esso venga attivato da parte degli utilizzatori che hanno alle proprie dipendenze più di 5 lavoratori subordinati a tempo indeterminato, da parte delle imprese del settore agricolo (tranne che in attività rese da soggetti di cui al comma 8, purché non iscritti negli elenchi anagrafici lavoratori agricoli), da parte delle imprese di edilizia e settori affini, e nell’ambito dell’esecuzione di appalti di opere e servizi.
Le prestazioni ovviamente sono tracciabili, in quanto prima di poter utilizzare tale tipologia lavorativa è necessario…

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