Conciliazione vita-lavoro: pubblicato il Decreto che prevede gli sgravi contributivi

È stato pubblicato nei giorni scorsi l’atteso Decreto Interministeriale che prevede sgravi contributivi per i datori di lavoro privati che sottoscrivono contratti collettivi aziendali o che inseriscono in quelli già esistenti delle misure migliorative rispetto alla normativa e ai CCNL con riferimento alla conciliazione dei tempi di vita e lavoro, come previsto dall’art. 25 del D.Lgs. n. 80/2017.
L’emanazione del DL
Due anni dopo l’emanazione del Jobs act, finalmente è stato emanato il Decreto Interministeriale che permette di fornire sgravi contributivi ai datori di lavoro privati i quali abbiano deciso di firmare dei contratti collettivi aziendali allo scopo di introdurre delle misure per favorire la conciliazione tra vita e lavoro. Tale Decreto è stato sottoscritto dal Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, di concerto con il Ministro delle Finanze, e deriva da quanto previsto dall’articolo 25, comma 3, del D.Lgs. n. 80/2015, volto proprio a fornire “misure per la conciliazione delle esigenze di cura, di vita e di lavoro, in attuazione di quanto previsto dalla L. n. 183/2014”: tale articolo infatti prevedeva una quota stanziata in via sperimentale per il finanziamento di sgravi contributivi allo scopo di incentivare la contrattazione di secondo livello, allo scopo di promuovere la conciliazione tra vita professionale e vita privata. Allo stato attuale, le risorse finanziarie non utilizzate per il 2016, sono conservate nel conto dei residui allo scopo di essere utilizzati per gli anni 2017 e 2018.

Stipula di contratti collettivi aziendali
Entrando nel merito del decreto pubblicato, esso ha l’obiettivo di definire criteri e modalità di utilizzo delle risorse finanziarie stanziate nel “Fondo per il finanziamento di sgravi contributivi per incentivare la contrattazione di secondo livello” di cui all’articolo 1, comma 68, ultimo periodo, della Legge 24 dicembre 2007, n. 247, destinate ai datori di lavoro privati allo scopo di promuovere la conciliazione tra vita professionale e vita privata, in attuazione di quanto previsto dall’articolo 25 del D.Lgs. L. n. 80/2015. Ma come si accede a tale beneficio? Innanzitutto appare opportuno fare una brevissima premessa sui contratti collettivi aziendali: infatti tali contratti sono stipulati tra il singolo datore di lavoro, e le rappresentanze sindacali e finora hanno avuto un’applicazione molto limitata in Italia, al punto che incentivare la contrattazione di secondo livello cammina di pari passo in questo caso con la ricerca di soluzioni migliorative rispetto ai contratti collettivi di primo livello per quanto concerne tutte quelle misure volte alla conciliazione dei tempi di vita e lavoro.

Condizioni per accedere al beneficio
Dopo aver definito cosa sono i contratti collettivi aziendali è opportuno segnalare che l’articolo 2 del Decreto Interministeriale in esame prevede le condizioni e requisiti per l’accesso al beneficio, il quale si configura come uno sgravio contributivo in favore dei datori di lavoro privati.
Per quanto concerne il contratto aziendale, è da segnalare che per accedere a tale sgravio è necessario che il datore di lavoro abbia sottoscritto e depositato il contratto aziendale, presso la sede territoriale dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro, per via telematica. Ma non solo è necessario che il datore di lavoro depositi un contratto collettivo aziendale, ma condizione indispensabile è anche che tale contratto collettivo riporti delle misure che prevedano un’incentivazione delle attività utili a garantire una migliore conciliazione tra vita professionale e vita privata, che siano innovative rispetto a quanto previsto dai contratti collettivi nazionali di lavoro di riferimento, e migliorative delle condizioni ivi previste. Qualora il contratto collettivo aziendale nulla preveda in materia di conciliazione tra vita privata e lavoro, le misure inserite all’interno del contratto collettivo aziendale dovranno essere …

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