Accertamento sintetico e spese per incrementi patrimoniali: a chi spetta l'onere della prova

Il fatto
Nell’Ordinanza in esame viene disciplinata una fattispecie di particolare rilevanza: l’onere della prova a carico del contribuente utile a superare le presunzioni dell’Amministrazione Finanziaria in tema di “indici della capacità contributiva”.
La questione non solo è di particolare importanza ma anche di interesse diffuso dal momento che riguarda, come nel caso di specie, una persona fisica esercente un attività d’impresa (nella forma di ditta individuale).
L’oggetto della questione parte da un avviso di accertamento relativo ad Irpef dell’anno 2008 notificato e fondato sull’art. 38 del D.P.R. n. 600 del 1973: in buona sostanza si tratta di un “accertamento sintetico” per maggiori redditi non dichiarati dal contribuente e desunti dall’Ufficio sulla base degli indici di capacità contributiva.
La Commissione Tributaria Provinciale accoglieva le doglianze del contribuente annullando in toto l’avviso di accertamento.
L’Agenzia delle Entrate propose appello ottenendone una vittoria, poiché l’adita Commissione Tributaria Regionale riformava integralmente la decisione del Giudice di primo grado.
A tal punto, il contribuente persona fisica propone ricorso per Cassazione sulla base di un solo motivo: violazione dell’art. 38 (accertamento sintetico) del D.P.R. n. 600 del 1973 poiché il giudice di merito aveva ritenuto inidonee le prove, dal ricorrente, fornite ed allegate.
L’Accertamento sintentico e l’onere della prova
L’accertamento sintetico è disciplinato dal citato art. 38 del D.P.R. n. 600 del 1973, tenendo conto del fatto che la sua attuale versione è in vigore dal 31 Maggio 2010 per effetto delle modifiche di cui al D. L. n. 78 del 2010 (convertito, poi, con la Legge n. 122 del 2010).
Attraverso tale istituto, l’Amministrazione Finanziaria può procedere alla rettifica delle dichiarazioni dei redditi presentate dalle persone fisiche qualora il reddito complessivo dichiarato risulti inferiore a quello effettivo oppure non sussistano o non spettino, in tutto o parzialmente, le deduzioni dal reddito o le detrazioni d’imposta esposte nella dichiarazione.
La rettifica del reddito viene fatta con un unico atto con riferimento all’IRPEF ma, tuttavia, deve avere dei riferimenti analitici relativi alle seguenti tipologie di redditi: fondiari, di capitale, di lavoro, d’impresa e redditi diversi (art. 6, D.P.R. n. 597 del 1973).
Inoltre, l’Ufficio può desumere l’incompletezza, la falsità e l’inesattezza dei redditi dichiarati mediante il confronto con dichiarazioni dei redditi relative agli anni precedenti oppure mediante l’acquisizione di dati e notizie sulla base di presunzioni semplici purchè gravi, precise e concordanti, fatte salve le procedure di legge in tema di “redditi determinati in base alle scritture contabili” (art. 39, D.P.R. n. 600 del 1973).
L’Ufficio, indipendentemente, dalle disposizioni in tema di:

rettifica della dichiarazione presentata da persona fisica nel caso di redditi inferiori rispetto a quelli effettivi o per indebita usufruizione di deduzioni o detrazioni fiscali totali o parziali;

rettifica prodotta con un unico atto agli effetti dell’Irpef ma con indicazione analitica alle varie categorie di redditi;

desumibilità dell’incompletezza, falsità ed inesattezza dei dati inseriti nella dichiarazione dei redditi, mediante confronto con le dichiarazioni relative agli anni precedenti e da dati e notizie di cui all’art. 37 del D.P.R. n. 600 del 1973, a patto che siano gravi, precise e concordanti;

rettifica della dichiarazione dei redditi sulla base delle scritture contabili (art. 39 del D.P.R. n. 600 del 1973);

può sempre determinare in via sintetica il reddito complessivo del contribuente tenendo conto delle spese di qualsiasi genere sostenute nel corso del periodo d’imposta a meno che egli non provi che il relativo finanziamento sia avvenuto con redditi diversi da quelli posseduti …

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