Accertamento sintetico e spese per incrementi patrimoniali: a chi spetta l’onere della prova

di Luigi Risolo

Pubblicato il 12 settembre 2017

è legittimo l’accertamento sintetico fondato sulle spese sostenute dal contribuente a titolo di pagamento delle rate del mutuo e di gestione di un’autovettura non comprovate da provviste finanziarie documentabili fiscalmente

Processo_TributarioIl fatto

Nell’Ordinanza in esame viene disciplinata una fattispecie di particolare rilevanza: l’onere della prova a carico del contribuente utile a superare le presunzioni dell’Amministrazione Finanziaria in tema di “indici della capacità contributiva”.

La questione non solo è di particolare importanza ma anche di interesse diffuso dal momento che riguarda, come nel caso di specie, una persona fisica esercente un attività d’impresa (nella forma di ditta individuale).

L’oggetto della questione parte da un avviso di accertamento relativo ad Irpef dell’anno 2008 notificato e fondato sull’art. 38 del D.P.R. n. 600 del 1973: in buona sostanza si tratta di un “accertamento sintetico” per maggiori redditi non dichiarati dal contribuente e desunti dall’Ufficio sulla base degli indici di capacità contributiva.

La Commissione Tributaria Provinciale accoglieva le doglianze del contribuente annullando in toto l’avviso di accertamento.

L’Agenzia delle Entrate propose appello ottenendone una vittoria, poiché l’adita Commissione Tributaria Regionale riformava integralmente la decisione del Giudice di primo grado.

A tal punto, il contribuente persona fisica propone ricorso per Cassazione sulla base di un solo motivo: violazione dell’art. 38 (accertamento sintetico) del D.P.R. n. 600 del 1973 poiché il giudice di merito aveva ritenuto inidonee le prove, dal ricorrente, fornite ed allegate.

L’Accertamento sintentico e l’onere della prova

L’accertamento sintetico è disciplinato dal citato art. 38 del D.P.R. n. 600 del 1973, tenendo conto del fatto che la sua attuale versione è in vigore dal 31 Maggio 2010 per effetto delle modifiche di cui al D. L. n. 78 del 2010 (convertito, poi, con la Legge n. 122 del 2010).

Attraverso tale istituto, l’Amministrazione Finanziaria può procedere alla rettifica