Reddito dei professionisti: principio di cassa e assegni di fine anno

di Isabella Buscema

Pubblicato il 15 luglio 2017

il professionista, pagato a mezzo assegno, che fattura la sua prestazione nell’esercizio successivo a quello in cui il titolo è stato percepito, viola il principio di cassa? Il problema nasce dagli assegni di fine anno percepiti ma non ancora incassati alla data del 31 dicembre
Commercialista_Telematico_Post_bancheIl caso degli assegni di fine anno

Ai fini della corretta imputazione dei redditi da lavoro autonomo, il fatto che la dazione dell'assegno bancario sia "salvo buon fine" non impedisce di commisurare alla data della percezione del titolo la disponibilità della somma, laddove non sia in contestazione l'esistenza della provvista sufficiente al regolare pagamento del titolo.

In riferimento all’imputazione temporale di un compenso ricevuto pacificamente nel 2004 e versato sul conto corrente nello stesso anno 2004 non rileva il momento della effettiva disponibilità della somma ma il momento della percezione del titolo credito. La statuizione della CTR, con la quale si è riconosciuta la perfetta buona fede del professionista, che ha regolarmente fatturato il compenso e corrisposto le imposte dovute, è contraddetta dalla violazione da parte del contribuente del principio di cassa rispetto al disposto dell’art. 6 del D.P.R. 633/1972, circa la fatturazione, in relazione al quale non è configurabile alcun margine di incertezza normativa. Nessuna clemenza, dunque, anche perché in capo a chi sia incorso nella violazione contestata grava anche la presunzione di colpa. Spetta al contribuente l’onere di provare di aver agito in buona fede: onere che, alla stregua delle sopra esposte considerazioni, non può ritenersi adempiuto dal contribuente. Va esclusa la buona fede del professionista che nel versare le imposte non rispetta il principio di cassa rispetto ai compensi. È legittimo sanzionare il professionista che ha fatturato in ritardo i compensi percepiti, perché la le