Visto di conformità: due pesi e due misure

L’Agenzia delle entrate con la Risoluzione n. 57/E del 4 maggio 2017 in relazione al D.L. 50 del 24/04/2017 afferma che: “Al riguardo, si osserva che l’unico riferimento in merito è quello contenuto nell’articolo 67 del provvedimento in esame, a mente del quale ‘il presente decreto entra in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale’, ossia il 24 aprile 2017.
Dovendo, dunque, fare applicazione dei principi generali previsti dall’ordinamento, in primis quello secondo cui la legge non dispone che per l’avvenire (cfr. l’articolo 11 delle preleggi), se ne trae che le nuove norme trovano applicazione per tutti i comportamenti tenuti dopo la loro entrata in vigore e, pertanto, alle dichiarazioni presentate dal 24 aprile 2017. Ne consegue che, per le dichiarazioni già presentate entro il 23 aprile scorso prive del visto di conformità (ossia il modello IVA 2017, ma, ad esempio, anche le dichiarazioni relative alle imposte dei redditi e all’IRAP di soggetti con esercizio non coincidente con l’anno solare), restano applicabili i precedenti vincoli.
In altri termini, non possono essere scartate le deleghe di pagamento che, pur presentate successivamente al 24 aprile, utilizzano in compensazione crediti emergenti da dichiarazioni già trasmesse per importi inferiori a euro 15.000. Va da sé che, in ossequio alle nuove previsioni normative, per le dichiarazioni non ancora presentate alla data del 24 aprile 2017 (ad esempio, modello IVA 2017 presentato con ritardo non superiore a 90 giorni o dichiarazioni integrative da presentare ai sensi degli articoli 2 e 8 del D.P.R. n. 322 del 1998) è necessario apporre il visto di conformità qualora si intenda compensare crediti superiori ad euro 5.000”.
La stessa Agenzia nel 2014, però, affermava che il visto di conformità è norma procedurale, quindi non sostanziale, e perciò non può che applicarsi da una certa data anche per le dichiarazioni già presentate, salvo modifica del testo legislativo nel senso che la norma si debba applicare solo alla compensazione dei crediti scaturenti dalle dichiarazioni dell’Imposta sul valore aggiunto relative al periodo d’imposta in corso al 31.12.2017.
Questo il passo della Circolare 28/E- 25/09/2014: “La norma sul visto di conformità, infatti, ha carattere procedurale ed è finalizzata ad assicurare il controllo del credito per utilizzi in compensazione superiori a 15.000 euro…”.
La norma del D.L. 50/2017 che riduce da 15.000 a 5.000 il limite oltre il quale è necessario il visto di conformità per compensare in via orizzontale tramite modello F24 il credito, pertanto, anche se applicata alle dichiarazioni IVA presentate entro il 23/04/2017, non lede diritti acquisiti. Poter compensare fino a 15.000 euro, infatti, non è un diritto, è solo una condizione creata per controllare le compensazioni di un certo importo. Il diritto acquisito è quello di poter compensare il credito derivante da una dichiarazione (che non è stato toccato) e non le modalità per poterlo fare. L’apposizione del visto di conformità, infatti, non è obbligatoria quando il credito esposto nella dichiarazione supera un determinato importo, lo diventa solo quanto si richiede la compensazione superiore ad un determinato importo; ben può esistere una dichiarzione con un credito superiore a quell’importo senza il visto di conformità per il solo fatto che non lo si intende compensare orizzontalemte in F24.
Giustamente la Risoluzione 57/E afferma che “le nuove norme trovano applicazione per tutti i comportamenti tenuti dopo la loro entrata in vigore”, ma non è corretta la successiva affermazione quanto continua dicendo “e, pertanto, alle dichiarazioni presentate dal 24 aprile 2017”. Presentare la dichiarazione o concedere la compensazione orizzontale del credito che ne scaturisce non è un comportamento modificato dal D.L. 50; la modifica riguarda le condizioni per accedere alla compensazione …

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