La Valutazione del rischio di crisi aziendale con particolare attenzione alle società a partecipazione pubblica

La normativa vigente

L’art. 6, comma 2 del D.Lgs. 175/2016, il c.d. “Testo Unico in materia di società a partecipazione pubblica”, ha introdotto l’obbligo per tutte le società a controllo pubblico di predisporre specifici programmi di valutazione del rischio di crisi aziendale e di informare al riguardo l’Assemblea nell’ambito della relazione annuale sul governo societario.
Nello specifico si ricorda che il predetto art. 6, al comma 2 prevede che:
“Le società a controllo pubblico predispongono specifici programmi di valutazione del rischio di crisi aziendale e ne informano l’assemblea nell’ambito della relazione di cui al comma 4.”,
ed al seguente comma 4:
“Gli strumenti eventualmente adottati ai sensi del comma 3 sono indicati nella relazione sul governo societario che le società controllate predispongono annualmente, a chiusura dell’esercizio sociale e pubblicano contestualmente al bilancio d’esercizio.”
Le predette disposizioni devono essere applicate in via obbligatoria, dalle sole società a controllo pubblico, con termine ordinatorio fissato all’approvazione del bilancio d’esercizio 2016 con la conseguenza che l’organo amministrativo deve dar conto dell’implementazione delle predette disposizioni anche per l’esercizio 2016. A tal proposito, l’assemblea dei soci deve essere informata in sede di approvazione del bilancio circa le azioni poste in essere al fine di aderire a quanto normato dell’art. 6 e tale informativa supplementare deve essere pubblicata contestualmente al bilancio di esercizio. Per le società che approvano un bilancio ordinario è opportuno che tale informativa sia integrata nella relazione sulla gestione, al contrario per chi redige il bilancio in forma ridotta ci si può limitare ad una sua approvazione in assemblea e pubblicazione sul sito istituzionale, quale allegato al bilancio in amministrazione trasparente.
Si rileva che, a seguito dell’introduzione della predetta normativa, Utilitalia (Federazione che riunisce le Aziende operanti nei servizi pubblici dell’Acqua, dell’Ambiente, dell’Energia Elettrica e del Gas) ha pubblicato un documento riportante le linee guida per la definizione di una misurazione del rischio ai sensi dell’art. 6, c. 2 e dell’art. 14, c. 2 del D.lgs. 175/2016.
Le linee guida in questione evidenziano le modalità di determinazione della c.d. “soglia di allarme” attraverso il calcolo di cinque indici di performance, integrati da ulteriori due KPI che tuttavia non sono considerati indici di rischio, ma meri elementi di analisi del peso degli oneri finanziari.

La dicotomia Insolvenza e crisi d’impresa

A parere dello scrivente, l’analisi delle condizioni di rischio di crisi aziendali, costituiscono un tema ben più complesso la cui risoluzione parte prioritariamente dall’identificazione della distinzione, ad oggi non ancora definitivamente normata, fra i termini insolvenza e crisi aziendale.
A titolo esemplificativo, a testimonianza dell’attuale stato di confusione nell’improprio utilizzo dei termini tecnici nella normativa vigente, che sottendono tuttavia condizioni sostanziali, si rileva come l’art. 160 l.f., inerente i requisiti per l’ammissione alla procedura di concordato preventivo, parificati sostanzialmente la condizione di crisi a quella di insolvenza asserendo all’ultimo comma quanto segue: “ai fini del primo comma per stato di crisi si intende anche lo stato di insolvenza”.
Anche per quanto attiene la nuova disciplina inerente la procedura di Amministrazione Straordinaria delle grandi imprese in crisi si riviene una generale confusione in merito alla sovrapposizione del termine impresa in crisi ed insolvenza. L’art. 1, indicante la natura e le finalità dell’amministrazione straordinaria, prevede, infatti, che la procedura concorsuale, dedicata alla grande impresa commerciale insolvente, ha finalità conservativa del patrimonio produttivo, mediante …

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