Crisi di impresa e procedura di allerta interna: il ruolo degli indicatori di bilancio

1. Premessa
Con l’approvazione da parte della Camera del disegno di legge n. 3671 bis, che delega il Governo ad operare un’ampia riforma della disciplina della crisi di impresa (“Delega al Governo per la riforma delle discipline della crisi di impresa e dell’insolvenza”), si avvia verso la definizione e la concretizzazione della riforma organica delle procedure concorsuali e della disciplina sulla composizione della crisi da sovraindebitamento. L’intento è quello di limitare i casi di fallimento (la parola “fallimento” è destinata, anzi, a scomparire del tutto), in un’ottica di risanamento della vita aziendale.
Uno degli elementi principali intorno ai quali ruota il disegno di legge è rappresentato, infatti, dalla tutela della continuità aziendale. Il nuovo disegno di legge tenta, in sostanza, di continuare il percorso già delineato dai processi di riforma degli scorsi anni che, con l’obiettivo di inquadrare le procedure fallimentari in un’ottica di continuità aziendale e non di liquidazione. In tale prospettiva, assumono un rilievo fondamentale gli strumenti di “allerta della crisi” che, se correttamente e tempestivamente utilizzati, possono contribuire a far emergere con maggiore anticipo eventuali segnali della crisi e, dunque, possono essere validi per ricercare soluzioni alternative alla liquidazione aziendale.
2. Fase preventiva di allerta della crisi
Il disegno di legge già approvato dalla Camera introduce e dà rilievo alla “fase preventiva di allerta” della crisi, intesa come momento di crisi e di difficoltà aziendale che, tuttavia, può essere ancora superato se tempestivamente affrontato. Il disegno di riforma, in particolare, ipotizza la “lettura” di specifici indicatori di allerta al cui verificarsi l’organo di controllo e il revisore legale debbono avvisare con immediatezza l’organo amministrativo e, in caso di omessa o inadeguata risposta, informare tempestivamente l’organismo di composizione della crisi.
Come chiaramente espresso dall’art. 2 del DDL approvato (lettera c), mentre in passato era stata data una maggiore enfasi all’aspetto “giuridico” al fine di rilevare la sussistenza di uno stato di insolvenza, il nuovo processo di riforma dà rilevanza alle “elaborazioni della scienza aziendalistica”.
L’analisi di bilancio può proficuamente essere utilizzata come strumento di diagnosi della crisi aziendale: in tal caso essa può fornire un valido ausilio ad analisti esterni ed interni al fine di prevenire situazioni di crisi.
D’altra parte, occorre considerare che gli indici di equilibrio finanziario e patrimoniale sono ampiamente utilizzati dagli operatori finanziari e, in particolare, dagli istituti di credito al fine di valutare il merito creditizio e il rischio finanziario dell’impresa. La riclassificazione del bilancio costituisce e fornisce, già di per sé, una visione “reale” della situazione aziendale.
Per l’individuazione di situazioni di crisi è opportuno costruire opportuni parametri ed indici funzionali ad una immediata rilevazione dei rischi economici e finanziari che l’impresa potrebbe correre nell’immediato futuro. Affinché il sistema degli indici sia funzionale ad una corretta attività di “diagnosi” è necessario che esso sia completo e sempre aggiornato nel tempo. Difatti, la valutazione della “performance aziendale” tende ad essere fondata sempre più sulla variazione subita dal valore degli indicatori aziendali in un determinato periodo di tempo, piuttosto che sull’analisi dei risultati di bilancio di un singolo periodo.
In particolare, l’analisi del bilancio per indici è una lettura o, meglio, una interpretazione dei dati contenuti nel bilancio dell’impresa. La finalità della costruzione e della utilizzazione degli indicatori è quella di inserirli in un modello per la rilevazione delle performance economico-aziendali delle imprese.
3. La crisi di impresa e l’insolvenza “…

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