La fatturazione elettronica tra privati

L’art. 21 del D.P.R. n. 633/1972 prevede la possibilità, per tutti i soggetti passivi IVA, di emettere la fattura elettronica in luogo di quella cartacea, essendo tali documenti equiparati ai fini dell’assolvimento dell’obbligo di fatturazione1.
La fatturazione elettronica tra privati viene promossa e incentivata, sia nella prospettiva di una più corretta e verificabile gestione dei cicli di acquisti – cessioni – prestazioni da parte delle imprese, sia come strumento per garantire al fisco la disponibilità dei dati relativi alle operazioni effettuate dai soggetti IVA.
Si osserva che, attualmente, l’emissione della fattura elettronica risulta obbligatoria soltanto in ambito B2G (business to government), ossia per i soggetti passivi IVA che forniscono beni o servizi nei confronti di amministrazioni pubbliche (solo a partire dal 01.01.2018 diverrà obbligatoria anche per le cessioni di beni effettuate nei confronti di viaggiatori extra-UE ai sensi dell’art. 38-quater del decreto IVA). Per la generalità dei soggetti IVA, invece, la possibilità di emettere e ricevere fatture in forma elettronica rimane opzionale.
Cos’è la fattura elettronica?
La fattura, come è ben noto, è il documento, rilevante ai fini tributari, che serve a rendere conto delle operazioni rilevanti per la determinazione dell’IVA e l’assolvimento dei relativi obblighi strumentali. Il soggetto passivo (cedente o prestatore) emette un documento che attribuisce ad un altro soggetto il diritto alla detrazione dell’imposta indicata in fattura, e alla deduzione di un costo ai fini delle imposte sui redditi.
Stabilisce il comma 1 dell’articolo 21 del decreto IVA che: “Per ciascuna operazione imponibile il soggetto che effettua la cessione del bene o la prestazione del servizio emette fattura, anche sotto forma di nota, conto, parcella e simili, o, ferma restando la sua responsabilità, assicura che la stessa sia emessa, per suo conto, dal cessionario o dal committente ovvero da un terzo. Per fattura elettronica si intende la fattura che è stata emessa e ricevuta in un qualunque formato elettronico; il ricorso alla fattura elettronica è subordinato all’accettazione da parte del destinatario.
L’emissione della fattura, cartacea o elettronica, da parte del cliente o del terzo residente in un Paese con il quale non esiste alcuno strumento giuridico che disciplini la reciproca assistenza è consentita a condizione che ne sia data preventiva comunicazione all’Agenzia delle entrate e purché il soggetto passivo nazionale abbia iniziato l’attività da almeno cinque anni e nei suoi confronti non siano stati notificati, nei cinque anni precedenti, atti impositivi o di contestazione di violazioni sostanziali in materia di imposta sul valore aggiunto. Con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate sono determinate le modalità, i contenuti e le procedure telematiche della comunicazione. La fattura, cartacea o elettronica, si ha per emessa all’atto della sua consegna, spedizione, trasmissione o messa a disposizione del cessionario o committente”.
Autenticità e integrità
Secondo il citato art. 21 del decreto IVA, a identificare la fattura come elettronica non è il formato in cui viene originariamente emesso il documento, bensì la circostanza che la fattura sia in formato elettronico quando viene trasmessa (o messa a disposizione), ricevuta e accettata dal destinatario.
Secondo quanto precisato nel comma 3 dell’articolo 21: “Il soggetto passivo assicura l’autenticità dell’origine, l’integrità del contenuto e la leggibilità della fattura dal momento della sua emissione fino al termine del suo periodo di conservazione; autenticità dell’origine ed integrità del contenuto possono essere garantite mediante sistemi di controllo di gestione che assicurino un collegamento affidabile tra la fattura e la cessione di beni o la prestazione di servizi ad essa riferibile, ovvero mediante l’apposizione della firma elettronica …

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