Fatture oggettivamente inesistenti e buona fede del contribuente

di Isabella Buscema

Pubblicato il 10 aprile 2017

in caso di contestazione dell'indetraibilità dell’iva per operazioni oggettivamente inesistenti, si può far valere la buona fede del contribuente che ha utilizato la fattura contestata?

Processo_Tributario

Sono sempre frequenti le contestazioni dell'Amministrazione finanziaria sull'inesistenza delle fatture ricevute, contabilizzate e dedotte dal contribuente. Tali violazioni sono rilevanti sotto il profilo fiscale e penale. Le sanzioni applicabili quindi sono legate all'indebita detrazione dell'Iva e all'infedele dichiarazione.

OPERAZIONE OGGETTIVAMENTE INESISTENTE

Sono oggettivamente inesistenti le fatture relative a operazioni in tutto o in parte prive di riscontro nella realtà. Si tratta così di documenti che attestano un fatto, sia esso cessione di beni o prestazione di servizi, mai avvenuto. L'inesistenza dell'operazione può anche essere parziale, nel qual caso si tratta di sovrafatturazione che può essere di due tipi: quantitativa, quando il documento attesta un maggior numero, rispetto al reale, di beni ceduti o prestazioni eseguite; qualitativa, quando la fattura attesta la cessione di beni e/o servizi aventi un prezzo maggiore di quelli forniti.

DETRAZIONE E IRRILEVANZA BUONA FEDE DEL CONTRIBUENTE

Le operazioni oggettivamente inesistenti non permettono la detrazione d'imposta. Difatti l'art. 19, c. 1, d.p.r. 26 ottobre 1972 n. 633 consente la detrazione IVA soltanto per le operazioni che siano vere e reali Trattandosi di operazioni oggettivamente inesistenti (cioè di mere espressioni cartolari che mai consentono la detrazione prevista dall'art. 19, c. 1, d.p.r. n. 633 cit.) la rilevanza della buona fede deve essere esclusa (Corte di Cassazione sentenza del 17 marzo 2017, n. 6920).

In tema d'IVA, l'Amministrazione finanziaria, che contesti al contribuente l'indebita detrazione relativamente ad operazioni oggettivamente inesistenti, ha l'onere di provare che l'operazione non è mai stata posta in essere, indicandone i relativi elementi, anche in forma indiziaria o presuntiva, ma non anche quello di dimostrare la mala fede del contribuente, atteso che, una volta accertata l'assenza dell'operazione, non è configurabile la buona fede di quest'ultimo, che sa certamente se ed in q