In vino veritas: attenzione agli accertamenti presuntivi basati sui consumi di vino

di Roberto Pasquini

Pubblicato il 6 marzo 2017

segnaliamo un nuovo caso di accertamento presuntivo contro attività del settore della ristorazione: i verificatori ricostruiscono i ricavi basandosi sul consumo di vino per cliente, tuttavia i giudici non validano tale ricostruzione in quanto troppo aleatoria dati i molteplici usi del vino in un ristorante
ctcommercialistagastronomicoCon la sentenza n. 1103 del 18 gennaio 2017 la Corte di Cassazione ha affermato che la determinazione dei maggiori ricavi sulla base di un consumo eccessivo di vino e sproporzionato rispetto al numero dei coperti si presenta aleatoria e determina l’illegittimità dell’accertamento (nel caso in questione i maggiori ricavi erano stati accertati con riferimento ai numeri dei coperti praticati in un anno sulla base del consumo di vino pari a 33 cl. pro capite).

Il fatto

Il rilievo operato dall’ufficio non veniva condiviso dalla Commissione Tributaria Provinciale, che accoglieva il ricorso del contribuente atteso ch:

“a) la quantità di consumo di vino per pasto appariva un dato aleatorio, perché variabile in relazione ai gusti ed alle abitudini di ciascun cliente;

b) un ristorante tipico, come M. utilizzava una quantità di vino per la preparazione di alcune sostanze;

c) il vino somministrato ai clienti poteva essere rifiutato dai clienti, per vari motivi”.

La CTR rigettava l'appello dell'Ufficio, ritenendo che “nelle presunzioni dell'ufficio mancano i requisiti di gravità, precisione e concordanza perché la mera ipotesi sul consumo medio dei vini non può avere il requisito della concordanza in quanto unico elemento portato all'attenzione dei Giudici, circa la gravità e precisione nel caso di specie manca il fatto noto su cui fondare la