Il problema delle verifiche fiscali troppo lunghe

Con la sentenza n. 2055 del 27 gennaio 2016, la Corte di Cassazione ha confermato che, in tema di verifiche tributarie, il superamento del termine di permanenza degli operatori civili o militari dell’Amministrazione finanziaria presso la sede del contribuente non comporta la nullità del successivo avviso di accertamento ovvero l’inutilizzabilità dei dati acquisiti, atteso che, come peraltro già espresso nella sentenza n.75481/2015, non è prevista nessuna specifica norma sanzionatoria.
Breve nota
Ogni tanto ci piace ritornare ad esaminare questioni che sembrano ormai ferme e definite, per evidenziare, come in questo caso, da una parte, delle puntualizzazioni e/o precisazioni, e dall’altra parte, per far rilevare agli addetti ai lavori che tali eccezioni comunque non spuntano.
Come è noto, l’attuale dettato normativo (art. 12, c. 5,della citata L. n. 212/2000, frutto delle modifiche apportate dall’art. 7, c. 2, lett. c, del D.L. 13 maggio 2011, n.70, convertito, con modificazioni, dalla L. 12 luglio 2011, n. 106), prevede che la “la permanenza degli operatori civili o militari dell’amministrazione finanziaria, dovuta a verifiche presso la sede del contribuente, non può superare i trenta giorni lavorativi, prorogabili per ulteriori trenta giorni nei casi di particolare complessità dell’indagine individuati e motivati dal dirigente dell’ufficio… Il periodo di permanenza presso la sede del contribuente di cui al primo periodo, così come l’eventuale proroga ivi prevista, non può essere superiore a quindici giorni lavorativi contenuti nell’arco di non più di un trimestre, in tutti i casi in cui la verifica sia svolta presso la sede di imprese in contabilità semplificata e lavoratori autonomi. In entrambi i casi, ai fini del computo dei giorni lavorativi, devono essere considerati i giorni di effettiva presenza degli operatori civili o militari dell’Amministrazione finanziaria presso la sede del contribuente”.
La norma, invece, nella sua versione originaria prevedeva che “La permanenza degli operatori civili o militari dell’amministrazione finanziaria, dovuta a verifiche presso la sede del contribuente, non può superare i trenta giorni lavorativi, prorogabili per ulteriori trenta giorni nei casi di particolare complessità dell’indagine individuati e motivati dal dirigente dell’ufficio…”.
Il dettato normativo, nella vigenza dell’originaria versione, è stato e continua ad essere oggetto di un vivace dibattito1, che ha visto, sostanzialmente, due fronti opposti:

da una parte coloro che ritengono che la disposizione abbia voluto riferirsi al limite massimo della durata della verifica;

dall’altra parte la tesi dell’Amministrazione finanziaria, formalizzata nella circolare della Guardia di Finanza n. 250400 del 17.08.2000 e nella circolare n. 64/E del 27.06.2001 dell’Agenzia delle Entrate, secondo cui il termine dei 30 giorni va calcolato sulla base degli effettivi giorni di permanenza dei verificatori (civili o militari) presso l’azienda, non conteggiando, ai fini del calcolo, i singoli contatti ( per es. per notificare atti, prelevare o riconsegnare documenti…), procedendo alla sospensione della verifica in tutti quei casi in cui si devono effettuare eventuali controlli di coerenza esterna (controlli incrociati), o comunque altre attività.

Sin da subito abbiamo aderito all’interpretazione assunta dalla Guardia di Finanza e dall’Agenzia delle Entrate, in quanto coerente, a nostro avviso, con il dettato legislativo (che oggi ha, di fatto, trovato conferma nelle modifiche legislative introdotte): la norma parla di permanenza e non di durata e pertanto la sospensione della verifica, per qualsiasi motivo, fa venire meno la permanenza effettiva dei militari e/o dei civili operanti presso la sede del contribuente.
E a queste conclusioni era giunto pure il Secit (delibera n. 42/2002) secondo cui “se da un punto di vista funzionale e, direi, anche etico è …

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