Dichiarazione integrativa a favore tra legge di interpretazione autentica e principio del favor rei

Contrasto giurisprudenziale in tema dichiarazione rettificativa “a favore”
Una parte della giurisprudenza1 era favorevole ad una interpretazione “logica” che permetteva di correggere la dichiarazione entro i termini di decadenza dell’accertamento; i giudici tributari accoglievano, talvolta, il ricorso sull’assunto della natura non decadenziale del termine breve di cui al comma 8-bis dell’articolo 2 del Dpr 322/1998, ammettendo in ogni caso la possibilità della presentazione della dichiarazione integrativa entro i termini di cui all’articolo 43 del Dpr 600/1973. Altra giurisprudenza ,compresa da ultimo la Cassazione a Sezione Unite2, e l’Amministrazione Finanziaria hanno, invece ,preteso la presentazione della dichiarazione rettificativa “a favore” entro il termine di scadenza della dichiarazione dell’anno successivo (praticamente un anno)3. Per il fisco il credito emergente dalla dichiarazione integrativa a favore presentata oltre il termine di presentazione della dichiarazione relativa al periodo d’imposta successivo non poteva essere riconosciuto come utilizzabile in compensazione o detrazione, poteva ssere chiesto a rimborso ai sensi dell’articolo 38 del dpr 602/73 se ne ricorrevano i presupposti e non era ancora decorso il relativo termine, atteso che l’istanza di rimborso poteva essere presentata entro 48 mesi dalla data del versamento in eccesso.
Ius superveniens
Con l’articolo 5 del D.L. 193 del 22 ottobre 2016 (in GU del 24/10/2016), sono riscritti i commi 8 e 8 bis del D.P.R. 322 del 22 luglio 1998 , ovvero sono previsti “nuovi” termini per la presentazione della “dichiarazione integrativa a favore” che mira a correggere un errore che ha comportato un minor credito o un maggior debito per il contribuente interessato. Precisamente, se la dichiarazione integrativa “a favore” è presentata entro il termine prescritto per la trasmissione della dichiarazione relativa al periodo d’imposta successivo, il credito che ne deriva ai fini delle imposte sui redditi e dell’Irap può essere utilizzato in compensazione. Ai fini Iva può essere portato in detrazione in sede di liquidazione periodica o di dichiarazione annuale, compensato o rimborsato. Viceversa ,il credito che risulta dalla dichiarazione integrativa, presentata dopo il termine fissato per l’invio della dichiarazione relativa al periodo successivo:
• per le imposte sui redditi e l’Irap si può compensare con i debiti maturati dall’anno successivo a quello in cui è presentata la dichiarazione;
• per l’Iva non è detraibile in sede di liquidazione periodica o di dichiarazione né utilizzabile in compensazione.
In caso di integrazione della dichiarazione dei redditi, dell’Irap o dei sostituti d’imposta trasmessa oltre il termine di presentazione di quella relativa al periodo successivo, il credito può essere utilizzato in compensazione ma solo “per eseguire il versamento di debiti maturati a partire dal periodo d’imposta successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione integrativa”. Inoltre, nella dichiarazione relativa al periodo d’imposta in cui è presentata la dichiarazione integrativa va indicato il credito che deriva dal minor debito o dal maggiore credito risultante dalla dichiarazione integrativa nonché l’importo eventualmente già utilizzato in compensazione. Se, ad esempio, viene presentata nel 2018, la dichiarazione integrativa relativa al 2015, dopo il termine fissato per l’invio della dichiarazione relativa al periodo successivo, dalla quale emerge un maggior credito, questo può essere utilizzato in compensazione dei debiti maturati dal 2019 in avanti (saldo 2018 e acconti 2019)e il contribuente deve indicare nella dichiarazione modello 2020 relativa al 2019 i dati richiesti dalla norma.
Il Dl 193 (nuovo comma 8-bis) dispone, quindi, specifiche disposizioni sulla compensazione. Il credito che deriva da una dichiarazione integrativa a favore (redditi, Irap e sostituti) risulta compensabile. Tuttavia, se l’…

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