La cessione di credito fra IVA e registro

ivaLa cessione del credito è un’operazione con la quale il creditore trasferisce ad un terzo la titolarità del suo diritto verso il debitore.

La materia è disciplinata dall’art. 1260 C.C., secondo il quale “il creditore può trasferire a titolo oneroso o gratuito il proprio credito, anche senza il consenso del debitore, purché il credito non abbia carattere strettamente personale o il trasferimento non sia vietato dalla legge”.

La cessione del credito può essere effettuata:

  • pro-soluto: il cedente non garantisce al cessionario la solvibilità del debitore, ma solo l’esistenza e la validità del credito. Il rischio di insolvenza, quindi, viene trasferito insieme al credito e il cessionario non può esercitare alcuna azione di regresso verso il cedente;

  • pro-solvendo: il cedente risponde dell’eventuale insolvenza del debitore, quindi potrebbe subire una azione di regresso da parte del cessionario.

Il contratto di cessione di credito, ha lo scopo di trasferire il diritto di credito dal cedente al cessionario: non sorge quindi alcun nuovo rapporto obbligatorio, ma si verifica soltanto il mutamento del soggetto attivo del precedente negozio, nel senso che il cessionario subentra nella medesima posizione del cedente. Il titolo ed il contenuto della posizione debitoria rimangono inalterate, il debitore diviene semplicemente obbligato nei confronti del cessionario invece che del cedente, suo creditore originale.

Al fine di assoggettare a corretta imposizione una cessione di credito è necessario indagare sulla sua natura onde determinare se l’operazione rientri, o meno, nel campo di applicazione dell’IVA e quindi, in virtù del principio di alternatività tra IVA ed imposta di registro, sia o meno soggetta all’imposta di registro in misura proporzionale o fissa.

Ai fini IVA, le operazioni di cessione di crediti pro-soluto o pro-solvendo sono esenti IVA, ex art.3 c. 2 n.3 (che va correlato all’art. 10 n.1), dpr 633/1972, quando si tratta di prestazioni di servizi aventi ad oggetto prestito di denaro a titolo oneroso, che comprende, oltre lo sconto di crediti e titoli di credito, tutte le operazioni aventi causa di finanziamento, incluse quelle attuate con cessione di credito.

Secondo l’art. 10, dpr 633/72 sono esenti dall’imposta: “1) le prestazioni di servizi concernenti la concessione e la negoziazione di crediti, la gestione degli stessi da parte dei concedenti e le operazioni di finanziamento; l’assunzione di impegni di natura finanziaria, l’assunzione di fideiussioni e di altre garanzie e la gestione di garanzie di crediti da parte dei concedenti; le dilazioni di pagamento, le operazioni, compresa la negoziazione, relative a depositi di fondi, C.C., pagamenti, giroconti, crediti e ad assegni o altri effetti commerciali, ad eccezione del recupero di crediti; la gestione di fondi comuni di investimento e di fondi pensione di cui al d.lgs. 124/93, le dilazioni di pagamento e le gestioni similari e il servizio bancoposta”.

La cessione di denaro a prestito è considerata una prestazione di servizi (art. 3, c. 2, n. 3).

Secondo l’art. 3, c. 2, n. 3, dpr 633/72 costituiscono inoltre prestazioni di servizi, se effettuate verso corrispettivo: “3) i prestiti di denaro, comprese le operazioni finanziarie mediante la negoziazione, anche a titolo di cessione pro-soluto, di crediti, cambiali o assegni”.

Quindi la cessione di credito è soggetta a Iva se ha natura di operazione finanziaria; viceversa se tale natura è assente è esclusa dall’ambito Iva e pertanto si applicherà l’imposta proporzionale di registro.

NEL CASO IN ESAME, L’OPERAZIONE DI CESSIONE DEL CREDITO SI RITIENE CHE NON SIA OPERAZIONE ESENTE IVA EX ART. 3, C. 2, N. 3, DPR 633/72, PERCHE’ NON COSTITUISCE PRESTAZIONE DI SERVIZI EFFETTUATA VERSO CORRISPETTIVO E NON SI TRATTA DI OPERAZIONE AVENTE CAUSA DI FINANZIAMENTO.

Le operazioni di cessione di credito pro-soluto, non aventi causa di finanziamento, ma…

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