Integrata la Direttive UE per la cooperazione amministrativa fiscale con l’accessibilità ai dati antiriciclaggio

bocca-di-leoneCome noto, i presìdi posti a prevenzione dell’utilizzo del sistema finanziario a scopo di riciclaggio e di finanziamento al terrorismo, contenuti nel D.Lgs. n. 231/2007, vanno senza dubbio letti in un’ottica più ampia che contempli l’ulteriore obiettivo di implementare il patrimonio informativo delle Istituzioni preposte all’individuazione e alla repressione dell’evasione fiscale.

L’evidente trasversalità dei citati fenomeni illeciti nonché la stretta connessione tra la condotta di sottrazione agli obblighi tributari ed il reimpiego e reinvestimento dei conseguenti proventi illeciti emergono, altresì, nell’ambito delle 40 Raccomandazioni del Gruppo di Azione Finanziaria Internazionale GAFI (nella versione inglese Financial Action Task Force – FATF)1.

In tal senso, occorre evidenziare (sul piano fiscale e con riguardo alla normativa comunitaria) che la Direttiva del Consiglio dell’Unione Europea 15-2-2011 n. 2011/16/UE, relativa alla cooperazione amministrativa nel settore fiscale tra le competenti Autorità degli Stati Membri, è stata modificata dal Consiglio in data 6 dicembre 2016, al fine di consentire alle autorità fiscali di avere un accesso sistematico alle informazioni in materia di antiriciclaggio per lo svolgimento delle loro funzioni di monitoraggio della corretta applicazione della direttiva relativa alla cooperazione amministrativa da parte delle istituzioni finanziarie.

Nello specifico, all’art. 22 della Direttiva 2011/16/UE è stato aggiunto il paragrafo 1 bis, in ragione del quale gli Stati membri dispongono per legge l’accesso da parte delle autorità fiscali ai meccanismi, alle procedure, ai documenti e alle informazioni di cui agli articoli 13, 30, 31, 32bis e 40 della direttiva 2015/849/UE del Parlamento europeo e del Consiglio (c.d. IV Direttiva antiriciclaggio).

In altre parola, la cooperazione amministrativa fiscale tra gli Stati Membri di cui alla Direttiva 2011/16/UE sarà potenziata, a partire dall’1 gennaio 2018, – con gli strumenti della IV Direttiva antiriciclaggio, che consentono un effettivo accesso alle informazioni relative alla adeguata verifica della clientela e, quindi, alla titolarità effettiva.

Nella citata IV Direttiva, infatti, viene:

  • evidenziato, al “considerando 14”, che la necessità di informazioni accurate e aggiornate sul titolare effettivo è un elemento fondamentale per rintracciare criminali che potrebbero altrimenti occultare la propria identità dietro una struttura societaria. A tale scopo, gli Stati membri sono tenuti ad assicurare che: i soggetti giuridici costituiti nel loro territorio in conformità del diritto nazionale ottengano e conservino informazioni adeguate, accurate e attuali sulla loro titolarità effettiva, oltre alle informazioni di base quali il nome della società, l’indirizzo e la prova dell’ atto costitutivo e della titolarità legale; le informazioni sulla titolarità effettiva siano archiviate in un registro centrale situato all’esterno della società, in piena conformità con il diritto dell’Unione2;

  • disposto che:

  • le misure di adeguata verifica della clientela consistono nell’identificare il titolare effettivo e adottare misure ragionevoli per verificarne l’identità, in modo che il soggetto obbligato sia certo di sapere chi sia il titolare effettivo, il che implica, per le persone giuridiche, i trust, le società, le fondazioni ed istituti giuridici analoghi, adottare misure ragionevoli per comprendere l’assetto proprietario e di controllo del cliente; nel caso di beneficiari di trust o di istituti giuridici analoghi designati in base a particolari caratteristiche o classi, il soggetto obbligato acquisisce informazioni sul beneficiario sufficienti a far ritenere al soggetto obbligato che sarà in grado di stabilirne l’identità al momento del pagamento o nel momento in cui egli esercita i diritti conferitigli (art.13);

  • gli Stati membri provvedono affinché le società e le…

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