Contabilità semplificata per cassa: la deduzione dei canoni di leasing e del maxicanone iniziale

semplificate-2017Le imprese minori che dall’1 gennaio 2017 devono determinare il reddito in base al principio di cassa potranno considerare in deduzione, come in passato, il c.d. maxicanone, ma continuando ad applicare il principio di competenza.

L’interpretazione sembra essere corretta in base al combinato disposto degli articoli 66 e 102, comma 7 del TUIR.

Il nuovo testo dell’art. 66 prevede espressamente che dall’inizio del nuovo anno il reddito delle imprese in contabilità semplificata è determinato effettuando la differenza tra i ricavi e gli altri proventi percepiti nel periodo di imposta, e le spese sostenute nel periodo stesso.

L’utilizzo delle espressioni “percepiti” e “sostenute” vuole significare senza alcun dubbio l’applicazione del principio di cassa in luogo di quello di competenza ancora oggi riguardante le imprese in contabilità ordinaria.

In alcuni casi, però, limitatamente a specifici componenti reddituali, deve essere ancora applicato il principio di competenza. La determinazione del reddito, quindi, avviene in base ad un criterio “misto”.

La differenza tra i ricavi percepiti e le spese sostenute deve essere aumentata dai ricavi di cui all’art. 57 del TUIR. Tale disposizione prevede che “si comprende tra i ricavi … anche il valore normale dei beni ivi indicati destinati al consumo personale o familiare dell’imprenditore”. In tale ipotesi, mancando un incasso di denaro in considerazione della natura di operazione di autoconsumo, il legislatore ha dovuto espressamente precisare che il valore normale concorre in ogni caso alla formazione del reddito.

La medesima soluzione ha riguardato gli immobili che non costituiscono beni strumentali per l’esercizio dell’attività di impresa. In questo caso i predetti immobili partecipano alla formazione del reddito secondo criteri di tipo catastale (art. 90 del TUIR). Anche in questo caso, laddove il legislatore non avesse previsto espressamente la rilevanza dei predetti redditi, la mancanza di un incasso effettivo avrebbe escluso le rendite catastali dalla formazione del reddito di impresa. Invece anche se il contribuente applica il principio di cassa, le predette rendite concorrono in aumento alla formazione del reddito dell’attività.

Il principio di competenza continua a trovare applicazione per le plusvalenze realizzate, le sopravvenienze attive, le minusvalenze e le sopravvenienze passive. Inoltre il costo dei beni strumentali è deducibile non per l’intero importo, ma in base alle quote di ammortamento.

Per quanto riguarda la deducibilità dei canoni di locazione finanziaria la soluzione presenta dei profili di incertezza. Il legislatore non ha riprodotto la disposizione applicabile ai professionisti. L’art. 54 del TUIR, riguardante gli esercenti arti e professioni, precisa espressamente che possono essere considerati in deduzione dal reddito di lavoro autonomo i canoni di locazione finanziaria maturati nel periodo di imposta. Si tratta di una deroga al principio di cassa avente evidenti finalità antielusive.

Se, ad esempio, un professionista sottoscrive un contratto di locazione finanziaria e paga, con il primo canone, il 50% dell’ammontare complessivamente dovuto, non potrà fruire di una deduzione di pari importo. Sarà necessario suddividere l’ammontare complessivo dei canoni per l’intera durata del contratto e determinare la quota deducibile in base al principio di competenza. E’ dunque irrilevante, ai fini della deducibilità fiscale, incrementare l’importo pagato quale primo canone del contratto.

La medesima disposizione non è stata prevista dal nuovo articolo 66 del TUIR. In base ad un’interpretazione rigorosamente letterale della nuova norma sembra essere applicabile, in questo caso, il principio di cassa, ma in realtà la soluzione non è corretta.

L’art. 66, c. 3, del TUIR prevede espressamente che le quote di ammortamento sono ammesse in deduzione, secondo le disposizioni degli articoli…

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