Accertamento con adesione e mediazione fiscale: le nuove regole per la sospensione dei termini

comm.tel-leggi.bilancio-2I vari strumenti deflativi introdotti si preoccupano di assicurare al contribuente una pausa di riflessione, per la gestione del contraddittorio, senza con ciò intaccare i diritti del contribuente, salvaguardando i termini per l’eventuale successiva impugnazione.

Analizziamo, pertanto, l’operatività della sospensione dei termini nell’ambito della mediazione e dell’accertamento con adesione, alla luce delle modifiche apportate dal D.L. n. 193/2016, conv. in Legge n. 225 dell’1 dicembre 2016, alla sospensione da adesione.

MEDIAZIONE

Il comma 1 dell’articolo 17-bis, del D.Lgs. n. 546/92, stabilendo che “il ricorso produce anche gli effetti di un reclamo e può contenere una proposta di mediazione con rideterminazione dell’ammontare della pretesa”, ha di fatto semplificato le modalità di instaurazione del procedimento.

Pertanto, nelle controversie in questione, la proposizione dell’impugnazione produce, oltre agli effetti sostanziali e processuali tipici del ricorso, anche quelli del reclamo/mediazione.

Come rilevato nella circolare n. 38/2015, “Il procedimento di reclamo/mediazione è introdotto automaticamente con la presentazione del ricorso”, senza più la necessità di un’apposita istanza di reclamo, motivata sulle stesse ragioni che sarebbero state portate all’attenzione del giudice nella eventuale fase giurisdizionale col successivo deposito del ricorso, decorsi i termini previsti per la conclusione del procedimento.

Gli stessi estensori del documento sopra citato osservano che il venir meno della necessità di presentazione di un’apposita istanza giustifica anche la mancata riproposizione della previgente disposizione che dichiarava espressamente applicabili al procedimento di reclamo, in quanto compatibili, le norme sulla proposizione del ricorso (per espressa previsione normativa, al procedimento si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni di cui agli artt. 12, 18, 19, 20, 21 e all’art. 22 c. 4 del D.Lgs. n. 546 del 1992, nonché, con riferimento alla fase di vera e propria mediazione, l’art.48 del medesimo decreto).

Nell’attuale configurazione il procedimento di reclamo/mediazione è, infatti, connaturato al processo.

Resta ferma, naturalmente, per le controversie in questione, la facoltà per il contribuente di inserire nel ricorso una proposta di mediazione con rideterminazione dell’ammontare della pretesa, già esercitabile, sulla base del testo normativo antecedente, attraverso la presentazione del reclamo (cfr. C.M. n. 38/2015).

Il comma 2, dell’articolo 17-bis, del D.Lgs. n. 546/92, prevede che “Il ricorso non è procedibile fino alla scadenza del termine di novanta giorni dalla data di notifica, entro il quale deve essere conclusa la procedura di cui al presente articolo”.

La proposizione del ricorso apre, quindi, una fase amministrativa di durata pari a 90 giorni entro la quale deve svolgersi il procedimento di reclamo/mediazione.

Tale fase (che si colloca temporalmente tra l’avvio dell’azione giudiziaria, coincidente con la notifica del ricorso, e l’eventuale instaurazione del giudizio, i termini per la costituzione del ricorrente restano sospesi durante il procedimento), è finalizzata all’esame del reclamo e dell’eventuale proposta di mediazione, con l’obiettivo di evitare, in caso di esito positivo, che la causa sia portata a conoscenza del giudice.

Il termine di 90 giorni va computato dalla data di notifica del ricorso all’ente impositore.

Se la notifica del ricorso è effettuata a mezzo del servizio postale, il predetto termine decorre dalla data di ricezione del ricorso da parte dell’ente destinatario, in analogia con quanto accade per la decorrenza del termine per la costituzione in giudizio del ricorrente.

Il termine di 90 giorni è soggetto alla sospensione dei termini processuali nel periodo feriale, come esplicitato dal comma 2, ultimo periodo, dell’articolo 17-bis.

Per effetto di quanto previsto dall’art….

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