La cessione della licenza di taxi: problematiche fiscali

di Giovambattista Palumbo

Pubblicato il 17 novembre 2016

la cessione della licenza di taxi è un'operazione ricorrente; in questo articolo analizziamo le problematiche fiscali inerenti la corretta valutazione dell'avviamento compreso nella licenza

taxyLa Corte di Cassazione, con l’Ordinanza n. 11074 del 30.5.2016, ha chiarito i termini del trattamento fiscale in caso di cessione della licenza di taxi.

Nel caso di specie, la CTR di Napoli aveva respinto l'appello del contribuente, proposto

contro la sentenza della CTP di Napoli, che aveva solo parzialmente accolto il ricorso, con riduzione dell'ammontare accertato fino a € 100.000,00, confermando così (nei limiti dell'avvenuta riduzione) l'avviso di accertamento a mezzo del quale era stata recuperata a tassazione la plusvalenza (già liquidata nell'importo di € 150.000.00) realizzata per effetto del trasferimento di una "licenza taxi".

La predetta CTR, dato atto che il contribuente aveva ribadito le proprie doglianze, ed in particolare quella concernente la gratuità dell'avvenuta cessione, evidenziava che il trasferimento della licenza di esercizio di un taxi si inserisce normalmente nell'ambito di un'operazione negoziale di trasferimento di azienda, che è appunto, di norma, onerosa.

Era quindi onere dello stesso contribuente fornire la prova contraria della usuale onerosità della cessione, ciò che però nel caso di specie non era avvenuto, non avendo la parte ricorrente dedotto l'esistenza di particolari legami (magari familiari) con il cessionario idonei a giustificare la gratuità della cessione.

L'Amministrazione d'altronde, ad avviso della CTR, aveva "valutato l'importo dell'operazione negoziale in oggetto con criteri obiettivi e condivisibili, espressamente enunciati".

Il contribuente presentava ricorso per cassazione e dopo avere evidenziato che l'avviso di accertamento riferiva che "l'Agenzia aveva induttivamente calcolato un valore di Euro 150.000,00 all'esito di indagini di mercato svolte attraverso siti internet", si doleva che le modalità di calcolo dell'importo della contestata plusvalenza avevano impedito qualsivoglia valida contestazione, non essendo contenuti nel provvedimento impugnato elementi specifici di valut