Riflessi fiscali del trattamento di fine mandato degli amministratori

ceo-immagineAspetti generali

Sotto il profilo fiscale, il rapporto tra la società di capitali e i suoi amministratori si esprime in un passaggio di materia imponibile dalla società [per la quale il compenso è deducibile] all’amministratore [per il quale esso è tassabile].

Sulle vicende che interessano i rapporti tra amministratori e società si concentra spesso la «vigilanza» del fisco accertatore, in considerazione del fatto che, normalmente, la società subisce un prelievo attenuato rispetto a quello dell’amministratore persona fisica.

L’indennità di fine rapporto TFM che viene riconosciuta dalla società agli amministratori, rappresenta una particolare modalità di remunerazione degli amministratori medesimi, che riguarda la quota erogata in occasione della cessazione della loro funzione.

L’art. 24, c. 31, del D.L. 6.12.2011, n. 201, convertito dalla L. 22.12.2011, n. 214, ha previsto una modifica della tassazione, in capo al percipiente, delle erogazioni che seguono la fine del rapporto di lavoro.

Per effetto delle modifiche normative, in relazione all’indennità di fine rapporto di cui all’art. 17, c. 1, lett. a e c, del TUIR, la quota di denaro o in natura che supera 1 milione di euro non fruisce del beneficio della tassazione separata e viene quindi tassata in via ordinaria; inoltre, le somme ricevute come TFM dagli amministratori di società di capitali scontano sempre la tassazione ordinaria e per esse non è prevista alcuna franchigia.

Deducibilità del TFM

In generale, nel contesto normativo anteriore rispetto alla modificazione normativa qui commentata, i redditi relativi al TFM erano inclusi tra quelli «a tassazione separata» di cui all’art. 17, c. 1, lettera c, del TUIR, che fa riferimento alle «indennità percepite per la cessazione dei rapporti di collaborazione coordinata e continuativa» prevedute dall’art. 53, secondo comma, del medesimo Testo Unico.

Il beneficio della tassazione separata spetta solamente «se il diritto all’indennità risulta da atto di data certa anteriore all’inizio del rapporto».

È a tale riguardo opportuno rammentare che i compensi sopra indicati non trovano più la propria specifica disposizione di riferimento nell’alveo della disciplina dei redditi di lavoro autonomo [di cui all’abrogata lettera a) dell’art. 53, secondo comma, del TUIR], bensì all’interno dei redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente [art. 50, comma 1, lettera c-bis)].

Secondo l’Agenzia delle Entrate, espressasi con risoluzione n. 211/E del 22.5.2008, il beneficio della tassazione separata è correlato alla possibilità, per l’impresa, di effettuare gli accantonamenti in base alla maturazione del TFM nell’esercizio. In difetto della condizione predetta, sia la deduzione in capo all’impresa che la tassazione in capo al percipiente hanno luogo nell’anno di effettiva erogazione dell’indennità.

Dal punto di vista dell’impresa, mentre i compensi ordinariamente spettanti agli amministratori sono deducibili in base al principio di cassa [art. 95, c. 5, TUIR], i compensi attribuiti agli stessi a titolo di TFM sono deducibili a titolo di accantonamenti, in base al criterio della competenza [art. 105, c. 4, TUIR].

Relativamente alla situazione del soggetto percipiente, trattandosi di redditi a tassazione separata occorre guardare all’art. 21 del Testo Unico, il cui quinto e ultimo comma dispone quanto segue: «per i redditi indicati alle lettere c), d), e) ed f) del comma 1 dell’articolo 17 l’imposta si applica anche sulle eventuali anticipazioni salvo conguaglio».

La tassazione separata spetta quindi, in presenza delle condizioni normativamente richieste, sia sulla somma erogata agli amministratori cessati a titolo di saldo del TFM, sia sulla somma che costituisca un acconto del medesimo.

In ambedue le ipotesi va applicata la ritenuta a titolo di acconto di cui all’art. 24, comma 1, del D.P.R. n. 600/1973.

Posizione dell’AIDC

Secondo la Norma di…

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