L'acquisto di azioni proprie nelle SPA (ma anche l'assegnazione, l'eliminazione, l'aumento gratuito di capitale...)

ceo-immagineAspetti generali

Quando una società per azioni procede all’acquisto di azioni proprie, in sostanza si viene a ridurre il capitale in circolazione, in mano ai soci.

In tali casi può essere ipotizzata un’operazione di distribuzione di utili dissimulata, in misura pari al maggiore importo del prezzo della compravendita rispetto a quello che per il socio si considera fiscalmente apporto di capitale, analogamente a quanto si verifica nel caso di recesso del socio. Insomma: nella sostanza è come se il socio restituisse, attraverso le azioni, la sua quota di capitale, mentre correlativamente la società lo «paga», restituendogli a sua volta non solamente il prezzo di quella quota, ma anche un surplus [nel quale consiste, appunto, la distribuzione dissimulata di utili].

In generale, il possesso di azioni proprie è soggetto a vincoli civilistici e si associa a comportamenti fiscalmente rilevanti che verranno esaminati nel prosieguo dell’articolo.

Precisazioni

Le azioni proprie sono quei titoli azionari che sono posseduti dalla società stessa, il cui acquisto può essere effettuato nel contesto della fuoriuscita di un socio, ovvero [per le società quotate] come espressione di fiducia della società in sé stessa, finalizzata ad accrescere la considerazione degli investitori nella società, o ancora a incidere sul prezzo delle azioni sostenendo un aumento della domanda, o anche a utilizzare le azioni nell’ambito di piani di stock option rivolti ai manager.

Una S.p.a. non può detenere azioni proprie in portafoglio, se non nella misura consentita dal codice civile e a fronte della costituzione di una riserva di patrimonio netto [artt. 2357-ter, comma 3, e 2424, del codice civile; voce A-VI del passivo nello schema di stato patrimoniale di cui all’art. 2424 del codice].

Il carattere anomalo del possesso di azioni proprie da parte della S.p.a. fa sorgere l’obbligo di eliminazione delle stesse, in quanto eccedenti una determinata soglia dimensionale, attraverso una serie di comportamenti, normativamente previsti o generalmente ammessi.

Acquisto di azioni proprie

Secondo quanto è stato posto in evidenza, l’acquisto delle azioni proprie:

  • se effettuato solamente nei confronti di alcuni soci, avrebbe carattere permutativo;

  • se effettuato invece nei confronti di tutti i soci, mantenendo invariata, alla fine dell’operazione, la porzione di capitale detenuta da ciascun socio, si presterebbe a dissimulare una distribuzione di utili: in tale evenienza, infatti, vi sarebbe una diminuzione delle riserve della società, con proporzionale arricchimento dei soci.

Secondo un altro filone interpretativo, le erogazioni fatte dalla società a fronte del trasferimento in suo favore della proprietà delle azioni non dovrebbero essere qualificate come rimborso di capitale o distribuzione di utili: il capitale rimane infatti integro e immutato, mentre gli utili e le riserve a fronte dei quali l’acquisto è effettuato permangono nella società, anche se sono resi indisponibili. Una volta che le azioni sono state alienate o annullate e sia così cessato il vincolo di indisponibilità, la riserva ex art. 2357-ter del codice civile potrebbe essere liberamente distribuita.

Aspetti civilistici generali

Per quanto è stabilito dall’art. 2357 del codice civile, le azioni proprie possedute da una società per azioni non possono essere mantenute in bilancio oltre la soglia quantitativa ivi prevista.

Il successivo articolo 2357-bis si occupa dei «casi speciali» [acquisto di azioni proprie in esecuzione di una deliberazione dell’assemblea di riduzione del capitale, da attuarsi mediante riscatto e annullamento di azioni; acquisto a titolo gratuito, sempre che si tratti di azioni interamente liberate; acquisto per effetto di successione universale o di fusione o scissione; acquisto in occasione di esecuzione forzata per il soddisfacimento di un credito della società, sempre che si tratti di azioni interamente…

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