Il pegno non possessorio: una grande nuova opportunità sperimentale a garanzia del creditore

In data 30/6/2016 è stata approvata la legge n. 119 che ha convertito con modifiche il D.L. 59/2016 responsabile dell’introduzione nel ns ordinamento della nuova figura del pegno non possessorio.
Questo istituto è stato pensato per favorire i finanziamenti alle imprese consentendo una garanzia sui mezzi di produzione e finanche sulle merci, permettendo il cosiddetto revolving ovverosia il suo trasferimento dalla materia prima al prodotto finito, al ricavato della vendita.
La garanzia assiste genericamente i crediti inerenti all’esercizio dell’impresa ed è riferito sia a quelli presenti che a quelli futuri, determinati o determinabili.
Dunque l’ambito di applicazione è molto più ampio di quello tipico del finanziamento e si allarga ad un utilizzo che abbraccia anche la fornitura o i servizi.

In base al nuovo istituto infatti nulla impedirà che il contratto di fornitura di merce sia accompagnato da un contratto di pegno sulla stessa merce venduta assegnando al fornitore una forma di garanzia di facile fruibilità che dovrebbe rendere più sicuri gli scambi commerciali e soprattutto deflazionare i tribunali in quanto per il recupero del credito non serve più munirsi del titolo esecutivo ma semplicemente esercitare il diritto di pegno.

Vediamo come funziona lo strumento potenzialmente idoneo a rivoluzionare il sistema degli affari.
Il pegno ha un campo di costituzione molto ampio potendo rivolgersi a beni mobili o a crediti con esclusione dei soli beni mobili registrati.

I beni mobili oggetto del pegno possono essere sia quelli esistenti che futuri, determinati o determinabili e la sua duttilità gli permette di trasferirsi al prodotto risultante dalla trasformazione, al corrispettivo della cessione del bene gravato o al bene sostitutivo acquistato con tale corrispettivo.
Il contratto si costituisce con atto scritto che deve contenere l’indicazione del creditore, del debitore la descrizione del bene in garanzia, del credito garantito e dell’importo massimo garantito.
Il garante può essere sia l’imprenditore che un terzo.
La garanzia si costituisce attraverso l’iscrizione in apposito registro informatizzato istituito presso l’Agenzia delle Entrate e permette l’opposizione a terzi sia nelle procedure esecutive che in quelle concorsuali.

Il pegno non possessorio cede il passo solo a chi abbia finanziato l’acquisto di un bene determinato che sia cumulativamente:
i) destinato all’esercizio dell’impresa e
ii) garantito da riserva di proprietà o da pegno non possessorio successivo.

Al verificarsi di un evento che determina l’escussione del pegno, il creditore ha la possibilità di procedere alla vendita del bene, trattenendo quanto necessario alla soddisfazione del proprio credito ovvero riscuotere o cedere il credito oggetto di pegno o ancora (se previsto all’atto di costituzione del pegno) procedere alla locazione del bene o alla sua appropriazione sino a concorrenza del proprio credito (c.d. patto marciano).
Ove non ricevesse la collaborazione del debitore (il che avverrà nella maggioranza dei casi) il creditore pignoratizio potrà rivolgersi all’ufficiale giudiziario perché richieda la consegna del bene ai sensi dell’art 605 e ss. c.p.c. individuando il bene o il manufatto ricavato dall’assemblaggio del materiale oggetto di pegno o ricerchi, attraverso la nomina di un commercialista, il corrispettivo ricavato dall’alienazione del bene.
Quando il bene o il credito sia sottoposto ad esecuzione forzata il giudice autorizza il creditore pignoratizio all’escussione del pegno sopravanzando i creditori che hanno attivato la procedura esecutiva sullo stesso bene.

In ambito fallimentare sono prescritte solo due regole costituite dalla preventiva necessità di presentare domanda di ammissione al passivo e di non sottrarsi alle regole di cui agli artt 66 e 67 l.f. che disciplinano la revocatoria ordinaria o fallimentare.
A tale riguardo occorre fare alcune …

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