Incaricati di funzioni dirigenziali e delega di firma

di Roberto Pasquini

Pubblicato il 9 settembre 2016

il problema della delega di firma è uno dei più spinosi argomenti nel contenzioso tributario; in questo articolo puntiamo il mouse su diversi aspetti: la giurisprudenza in materia e l'attuale situazione organizzativa dell'Agenzia in attesa della definizione del concorso

charlotAspetti generali

Come è noto, le agenzie fiscali sono state avviate secondo le disposizioni del D.Lgs. n. 300/1999, che configuravano in capo alle stesse una notevole autonomia organizzativa, finalizzata alla ricerca di una maggior efficienza “manageriale” rispetto alle tradizionali strutture ministeriali.

Tale autonomia era motivata dalla natura spiccatamente tecnica di questi enti e dalla loro funzione critica, all’incrocio tra mondo economico, potere pubblico e diritti dei cittadini.

L’accesso alla dirigenza delle agenzie fiscali sarebbe dovuta avvenire attraverso dei concorsi speciali, derogatori rispetto alle regole ordinarie. Di fatto tali concorsi sono stati solamente banditi, perché le loro irregolarità ne hanno decretato l’invalidazione anno dopo anno. In questo modo, avvalendosi della disposizione transitoria inserita nel regolamento di amministrazione, annualmente prorogata, i vertici delle agenzie (e soprattutto dell’Agenzia delle Entrate) hanno potuto dar vita a una sorta di “dirigenza fiduciaria”, formata da funzionari non vincitori di uno specifico concorso per dirigenti. A questi soggetti, che ben presto sono diventati maggioritari negli organigrammi delle agenzie rispetto ai dirigenti titolari, venivano conferiti incarichi asseritamente temporanei, in realtà anch’essi reiterati e resi pressoché permanenti.

La notissima sentenza n. 37/2015 della Corte Costituzionale, intervenuta in seno a un contenzioso amministrativo contro l’Agenzia delle Entrate, ha fatto crollare il sistema degli incarichi fiduciari, ponendo di fatto l’amministrazione finanziaria di fronte alle “tare” mai risolte in quindici anni di vita delle agenzie e causando rilevanti problematiche relativamente alla regolarità e legittimità delle sottoscrizioni apposte agli atti con rilevanza esterna, come avvisi di accertamento e rettifica e atti di irrogazione di sanzioni.

Storia degli incarichi

L’Agenzia delle Entrate ha nel corso degli anni approfittato di una disposizione nominalmente transitoria, ma in realtà prorogata di anno in anno, del proprio regolamento di amministrazione (art. 24), per nominare dei funzionari di terza area, non vincitori di concorsi dirigenziali e in assenza di qualsivoglia procedura concorsuale o selettiva, quali incaricati di funzioni dirigenziali anche di elevato livello retributivo e responsabilità.

Peraltro il richiamato regolamento di amministrazione dell'Agenzia delle Entrate (aggiornato alla delibera del Comitato di Gestione n. 9 del 28 marzo 2014) permetteva all'Agenzia di conferire incarichi provvisori a funzionari solamente fino al 31.05.2012.

Nell’anno 2015, la maggior parte dei titolari di funzioni dirigenziali nell’Agenzia delle Entrate era formata di dipendenti privi dei requisiti di accesso alla dirigenza fissati dalla legge (cioè non selezionati attraverso uno specifico concorso).

Il Tar del Lazio con sentenza n. 06884/2011 aveva annullato, in quanto illegittime, le circa 800 posizioni dirigenziali ricoperte da funzionari di terza area, osservando tra l'altro che "una deroga così ampia sul piano quantitativo e temporale al principio del reclutamento del personale dirigenziale mediante il sistema concorsuale per la copertura delle posizioni dirigenziali è valsa ad introdurre e consolidare nel tempo una situazione complessiva di grave violazione di principi fondamentali di regolamentazione del rapporto di pubblico impiego e delle garanzie relative all’accesso alle qualifiche, alla selezione del personale e allo svolgimento del rapporto".

Soluzioni - tampone

A seguito di tale decisione la precedente direzione dell'Agenzia delle Entrate era riuscita a ottenere due distinte normative che garantivano in sostanza la prosecuzione del descritto modus operandi in materia di incarichi.

  1. Da un lato infatti l'Agenzia veniva autorizzata a sostituire una parte delle posizioni dirigenziali (contestualmente soppresse) con delle posizioni organizzative speciali da attribuirsi a funzionari (art. 23-quinquies, c. 1, del D.L. 6.7.2012, n. 95, convertito con modificazioni dalla L. 7.8.2012, n. 135). Queste posizioni organizzative prevedevano una retribuzione nel complesso equivalente a quella dei dirigenti inquadrati nel livello di posizione più basso (il quarto) tra quelli previsti dal contratto collettivo di lavoro della dirigenza di seconda fascia (cioè della dirigenza non di vertice).

  2. Dall'altro lato, l’Agenzia veniva autorizzata a coprire mediante procedure concorsuali le posizioni dirigenziali vacanti, nonché, nelle more dell'espletamento di tali procedure e facendo salvi gli incarichi già affidati, ad attribuire incarichi dirigenziali a propri funzionari con la stipula di contratti di lavoro a tempo determinato, la cui durata doveva essere fissata in relazione al tempo necessario per la copertura del posto vacante tramite concorso (art. 8, c. 24, del D.L. 2 marzo 2012, n. 16, convertito con modificazioni dalla L. 26.4.2012, n. 44).

Questi incarichi dirigenziali avrebbero dovuto essere attribuiti con apposita procedura selettiva applicando l'articolo 19, comma 1-bis, del D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165 (TU del pubblico impiego)1.

Ai funzionari cui veniva conferito l'incarico competeva lo stesso trattamento economico dei dirigenti.

A seguito però dell'assunzione dei vincitori delle procedure concorsuali bandite, l'Agenzia delle Entrate non avrebbe più potuto attribuire nuovi incarichi dirig