La compensazione tra imposte e crediti maturati a seguito dell’ammissione al gratuito patrocinio

di Valeria Nicoletti

Pubblicato il 5 agosto 2016

ecco spiegato il meccanismo di compensazione tra imposte e crediti maturati a seguito dell’ammissione al gratuito patrocinio: passare dalla fattura elettronica alla compensazione nel modello F24 non è così semplice...

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Ai sensi dell’art. 1, comma 778, Legge 28 dicembre 2015, n. 208, a decorrere dal 2016 gli avvocati che vantano crediti per spese, diritti e onorari, sorti ai sensi degli artt. 82 e ss., DPR 30 maggio 2002, n. 115 (testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia), in qualsiasi data maturati e non ancora saldati, per i quali non è stata proposta opposizione ai sensi dell’art. 170 medesimo decreto, sono ammessi alla compensazione con quanto da essi dovuto per ogni imposta e tassa, compresa l’IVA, nonché al pagamento dei contributi previdenziali per i dipendenti mediante cessione, anche parziale, dei crediti entro il limite massimo pari all’ammontare dei crediti stessi, aumentato dell’IVA e del contributo previdenziale per gli avvocati (CPA), nel limite di spesa autorizzato pari a 10 milioni annui.

Trattasi nello specifico dei crediti dovuti per gli importi delle parcelle dovute agli avvocati da parte dello Stato a seguito dell’ammissione al gratuito patrocinio, arrivate ad un ritardo nella corresponsione anche di oltre 24 mesi, per un istituto che coinvolge quasi 100.000 avvocati1.