Assegnazione di beni ai soci: il valore rilevante per il socio di società di capitali

nonostante il caldo di agosto dedichiamo un po’ di spazio ad uno degli aspetti più misteriosi dell’operazione di assegnazione di beni ai soci: il calcolo matematico per individuare correttamente il Valore rilevante ai fini fiscali per il socio che partecipa all’operazione

domanda-ctUno dei problemi più sentiti in merito all’assegnazione agevolata dei beni ai soci (Legge di Stabilità 2016, art. 1 cc. 115 – 120) riguarda l’individuazione chiara e precisa del valore rilevante ai fini fiscali per il socio che partecipa all’operazione.

Una non corretta determinazione dei valori rischia di compromettere la convenienza dell’intera operazione e di vanificare i risparmi di imposta sperati.

Proviamo quindi a definire i passaggi logici per trovare i valori corretti.

Partiamo dai valori da adoperare:

  • Valore Fiscalmente rilevante del bene assegnato (che per brevità chiameremo VF);

  • Valore per il Socio del bene assegnato (che per brevità chiameremo VS);

  • Valore di Assegnazione del bene assegnato (che per brevità chiameremo VA, Valore compreso tra il Valore Catastale ed il Valore Normale);

  • Imponibile Imposta Sostitutiva (che per brevità chiameremo IIS).

Come precisa la circolare n. 26/E dell’Agenzia delle Entrate, l’imposta sostitutiva si calcola sulla differenza tra il Valore di assegnazione e il Valore fiscale e quindi IIS = VA – VF, mentre il Valore per il Socio (VS) è dato dalla differenza fra il Valore di Assegnazione (VA) e l’Imponibile dell’Imposta Sostitutiva (IIS).

Avremo quindi due possibili casi:

  1. VA<VF in questo caso IIS è pari a zero e quindi VS = VA – IIS = VA – 0 = VA;

  2. VF<VA in questo caso IIS è maggiore di zero e si prende come riferimento il VF in quanto VS = VA – (VA – VF) = VA – VA + VF = VF

Si noti, per semplificare, che è possibile quindi definire il VS come il Valore minimo fra il VA e VF

VS = Min (VA ; VF) .

Una volta individuato il Valore rilevante per il socio occorre decidere quale tipo di riserve utilizzare. Tale scelta deve essere fatta cautamente perché ciò determinerà un impatto fiscale più o meno marcato sui soci.

Si possono utilizzare indifferentemente riserve di capitale oppure riserve di utili.

-Nel caso si utilizzino solo riserve di utili, il dividendo da assoggettare a tassazione (secondo le modalità ordinarie) è pari a VS.

-Nel caso si utilizzino riserve di capitali occorre confrontare il Valore della partecipazione VP con VS.

Se VS > VP la differenza tra VS e VP sarà considerata un dividendo per i soci.

-Qualora si utilizzino in parte riserve di capitale e in parte riserve di utili occorrerà determinare l’incidenza alle riserve di utili sul totale utilizzato (che chiameremo “u”) e calcolare così da un lato il dividendo distribuito pari a VS*u e dall’altro la riduzione delle partecipazioni che sarà pari a VP – (1-u)*VS laddove tale calcolo dovesse fornire un risultato minore di zero occorrerà assoggettare a tassazione quale dividendo la somma corrispondente alla formula (1–u)*VS – VP.

La materia è complessa e necessita di una conoscenza multidisciplinare e capacità di simulazione e calcolo di differenti scenari per questo motivo lo Studio Mattavelli in collaborazione con il Commercialista Telematico ha predisposto un file in Excel che permette di gestire in maniera sicura e guidata l’assegnazione e la cessione dei beni ai soci e la trasformazione in società semplice per quanto concerne la tassazione diretta e i risparmi derivanti dal trattamento ordinario nonché gli aspetti giuridici di regolazione tra i soci.

Abbiamo a disposizione un ottimo pacchetto per la gestione della pratica di assegnazione, clicca qui!

8 agosto 2016

Alessandro Mattavelli

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