Contenzioso sui crediti d'imposta

spesometroPrincipio

L’intervenuta decadenza dei termini per l’azione accertatrice determina la preclusione per l’Amministrazione finanziaria allo svolgimento di attività di accertamento di un credito fiscale, a proprio favore, maggiore di quello risultante dalla dichiarazione; non determina, invece, alcuna preclusione alla facoltà della Amministrazione di contestare la sussistenza di un proprio debito qualora sia destinataria di una richiesta di rimborso di un presunto credito di imposta. È legittimo (per l’Erario che decade dall’accertamento) contestare un proprio debito se è destinatario di una richiesta di rimborso di un presunto credito di imposta. Tale assunto è stato precisato dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 10479 del 20 maggio 2016 .

Vicenda

A seguito di dichiarazione annuale rettificativa del 25 febbraio 1994, con la quale aveva corretto a proprio favore la dichiarazione annuale modello 780/1994 presentata il 31 gennaio 1994, una società ha presentato istanza di rimborso della somma di lire 8.882.000 versata in eccedenza per imposta sostitutiva sui titoli industriali di un Fondo relativa all’anno di imposta 1993, avendo erroneamente applicato la ritenuta dello 0,25% in luogo della ritenuta agevolata dello 0,10% prevista dall’art. 9, legge n. 77 del 1983. A seguito del silenzio-rifiuto del fisco la società ha adito la CTP. Il giudice di prima istanza ha accolto il ricorso, dichiarando il diritto della contribuente alla restituzione della eccedenza di imposta versata. Il fisco ha proposto gravame deducendo che all’istanza di rimborso non era stata allegata la documentazione richiesta dall’art. 5, lett. c – d, della legge n. 77/1983 per fruire della aliquota agevolata e neppure tale documentazione era stata prodotta in giudizio. Il giudice del gravame ha rigettato l’appello, poiché “stante il superamento dei termini di rettifica della dichiarazione, si deve affermare la legittimità e la definitività del richiesto rimborso di imposta, poiché è ormai preclusa all’Amministrazione finanziaria qualsiasi attività di verifica documentale in ordine al credito vantato dalla società“.

Pronuncia

Gli Ermellini con la pronuncia citato hanno accolto parzialmente il ricorso del fisco sulla base delle seguenti articolate argomentazioni. La presentazione di una dichiarazione annuale dei redditi (originaria o integrativa) contenente l’esposizione di un credito di imposta, alla quale non sia seguita alcuna rettifica da parte dell’Amministrazione finanziaria nei termini di decadenza per l’azione accertatrice previsti dalla legge, non determina, per ciò solo, un consolidamento del credito di imposta indicato in dichiarazione e la definitiva costituzione del diritto al rimborso.

L’intervenuta decadenza dei termini per l’azione accertatrice determina la preclusione per l’Amministrazione finanziaria allo svolgimento di attività di accertamento di un credito fiscale, a proprio favore, maggiore di quello risultante dalla dichiarazione; non determina, invece, alcuna preclusione alla facoltà della Amministrazione di contestare la sussistenza di un proprio debito qualora sia destinataria di una richiesta di rimborso di un presunto credito di imposta.

La decadenza dalla facoltà di rettificare la dichiarazione integrativa non incide sulla procedura di rimborso prevista dall’art. 38, D.P.R. n. 602/1973, che pone a carico del contribuente, che assume di avere versato una somma superiore al dovuto, l’onere di dimostrare l’inesistenza totale o parziale dell’obbligo di versamento, e consente all’Amministrazione finanziaria, presunta debitrice, di allegare i fatti impeditivi della richiesta, in conformità alla regola di distribuzione dell’onere probatorio desumibile dall’art. 2697 c.c..

Diversamente, sotto il primo profilo, prima dell’entrata in vigore dell’art. 2, c. 8-bis, D.P.R. n. 322/1998, che (a decorrere dall’1 gennaio 2002) ha introdotto l’onere di presentare tempestivamente (entro determinati termini) una…

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